Sesso, soldi e corruzione Appalti e dolce vita a Capri

0
4307

Fonte: Metropolis

di Tiziano Valle

Imprenditori disposti a tutto per ottenere un’autorizzazione per svolgere il servizio di trasporto sull’isola di Capri e funzionari della Città Metropolitana pronti a intascare mazzette e a chiedere favori per rilasciare i permessi. Sono questi gli ingredienti di un’indagine condotta dalla guardia di finanza di Napoli, che nella giornata di ieri ha eseguito tre ordinanze di misura cautelare emesse dal gip di Napoli Maria Luisa Miranda. Nei guai sono finiti: Giuseppe De Angelis (60 anni), di Napoli, dirigente della Città Metropolitana; Roberta Ramona Mazzella (45 anni) imprenditrice di Capri; Anna La Rana (75 anni), di Torre Annunziata ma con interessi sull’isola azzurra. Per De Angelis e Mazzella c’è l’obbligo di firma e rispettivamente l’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di esercitare attività d’impresa. Per Anna La Rana il divieto di dimora a Capri. Le accuse contestate dalla Procura di Napoli sono a vario titolo di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso ideologico. Sette complessivamente le persone indagate tra cui i funzionari della Città Metropolitana: Michele Vanacore (63 anni), di Portici; Massimo Dattero (51 anni), di Agerola; Ivan Colamatteo (47 anni) di Napoli. Oltre all’imprenditore di Sorrento Alfonso Ronca (51 anni) vero e proprio dominus del trasporto pubblico in penisola. Le indagini Sullo sfondo dell’inchiesta condotta dalle fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della guardia di finanza di Napoli c’è il sospetto che il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia (leggi articolo in pagina) abbia messo le mani sull’ultimo bando per gli chalet dell’Acqua della Madonna del 2017. Da lì – come si evince dall’ordinanza di custodia cautelare – si sono aperti diversi filoni d’inchiesta, che hanno permesso anche di ricostruire presunti collegamenti tra gli imprenditori e i funzionari infedeli della Città Metropolitana. Uno scenario di bella vita, zero regole e nessun rispetto della legge, dove le autorizzazioni vengono rilasciate in cambio di una serata di sesso, qualche mazzetta o magari l’assunzione di un raccomandato dal dirigente che deve rilasciare il permesso. Il business per il quale gli imprenditori sono disposti a corrompere i dirigenti infedeli, ostacolare con ogni mezzo i concorrenti e addirittura dribblare le sentenze del tribunale amministrativo, è quello del trasporto pubblico che tra Capri e Anacapri frutta tanti soldi. Gli indagati Al centro di questo filone dell’inchiesta c’è Giuseppe De Angelis, dirigente della Città Metropolitana, che stringe un rapporto intenso con la dama bianca Ramona Roberta Mazzarella, alla quale sarebbe riconducibile la Capri Sightseeing srl. Nel mirino della Procura finisce la determina del 18 marzo 2019 con la quale l’ex Provincia concede l’autorizzazione all’espletamento di un servizio di trasporto di linea. La richiesta di permesso addirittura sarebbe stata redatta materialmente da personale della Città Metropolitana, su indicazione dello stesso dirigente che – secondol’accusa – si sarebbe fatto corrompere dalla Mazzarella, in più modi. Nei guai anche Anna La Rana presidente della Sippic Funicolare di Capri srl e rappresentante della A.T.C srl. L’avvocatessa 75enne, di Torre Annunziata, è un personaggio molto noto nell’area vesuviana: storico esponente di Forza Italia, più volte candidata, è stata eletta anche vicepresidente della Federazione Internazionale delle giuriste nel 2018. La Procura contesta la determina firmata il 31 luglio 2019 dal dirigente Giuseppe DeAngelis per il pagamento di 939mila euro nei confronti della A.T.C. srl società riconducibile all’avvocatessa La Rana. Oltre a un’altra autorizzazione rilasciata alla Sippic Funicolare di Capri srl per il servizio durante eventi e periodi non convenzionali. Permessi che – secondo l’accusa – le sarebbero stati rilasciati in cambio dell’assunzione di un dipendente raccomandato dal dirigente della Città Metropolitana. A sostegno della tesi dell’accusa ci sono anche messaggi e telefonate intercettate dagli investigatori nel corso dell’inchiesta.