Una vita nell’arte e per l’arte: Lucia Trisorio e la trasformazione di Villa Orlandi

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Fonte: Roma

di Giuliana Gargiuo

Al Museo Madre, grande consenso di stima e applausi di affetto hanno segnato il conferimento del Matronato alla carriera a Lucia Trisorio, fondatrice con il marito Pasquale dell’ omonima galleria d’ arte. Con la laudatio di Andrea Viliani, la presidente Laura Valente, il direttore artistico Kathrin Weir, l’ intervento di Angela Tecce e le letture di Cristina Dona dio, la cerimonia dedicata alla titolare dello “Studio Trisorio” è stato un vero e proprio avvenimento della cultura cittadina e oltre. Il giorno dopo, nella casa dai grandi respiri, in cima al Castello Aseylmeier, progettato da Lamont Young, il racconto della gallerista si articola tra cielo, giardino oltre il tetto, panorama mozzafiato e opere di artisti di mezzo mondo che raccontano il lungo percorso di Pasquale e Lucia Trisorio nell’ arte e per l’ arte. Con la grazia di un’ adolescente, minuta e sorridente, è la stessa che volli intervistare inserendola con altre grandi trentasette protagoniste cittadine nel mio libro “Napoli Donna”, (1987), immagini di Augusto De Luca e prefazione di Lina Wertmuller. Con l’ ironia, che è una delle sue caratteristiche, mi suggerisce un incipit “copia e incolla” che a distanza di anni la racconta com’ è: “È schiva e gentile. Si muove e parla con misura e precisione. Nel lavoro come nella vita preferisce l’ operosità all’ alta acrobazia del protagonismo. Si ritiene fortunata per quello che ha e non rincorre quanto potrebbe avere. Con il marito Pasquale Trisorio e con la sua serenità, crea con gli artisti ospiti uno speciale rapporto di collaborazione”:
A distanza tante mostre, e nonostante la tua apparente fragilità, hai dimostrato tenacia non comune. Da dove prendi la forza?
«Non lo so…forse dai miei genitori e da quanto mi hanno trasmesso. Papà che era severo mi ha insegnato ad essere leale mentre mamma, con la sua dolcezza, mediava quella severità»
A distanza di decenni di arte, mostre, incontri, scoperte e idee fuori del comune, dedicate all’ arte contemporanea, vuoi dirmi in che modo l’ arte è entrata nella tua vita?
«Fin da ragazza mi interessavano le novità, le pubblicazioni, quanto accadeva nei cambiamenti…Mi incuriosiva il dadai smo. L’ incontro con Pasquale è stato fondamentale. Avevo 26 anni e, dopo la nascita a Napoli, ero vissuta in Svizzera sempre sognando Napoli. Il mio cuore è stato sempre a Napoli, con mamma ascoltavamo le canzoni di Murolo, il pensiero e i desideri erano legati a Napoli al punto che per me ogni scusa era buona per tornarci, sperando sempre di restarci! Tutto questo accadde con l’ incontro con Pasquale! Ero sicura quella volta che venendo a Napoli qualcosa sarebbe successo. E infatti incontrai Pasquale. Era un sabato di ottobre quando arrivò con un piatto di fichi in omaggio… Da allora non sono più ripartita».
E l’ arte, ti chiedevo, come è entrata nella tua vita?
«È stato il comune interesse di Pasquale e mio, iniziato quando acquistammo, attratti da una piccola opera di Mario Ceroli , esposta in un negozio di arredamento, una cassettina di legno con tre profili di un volto che, ci colpì perché fuori del comune.
Dal 1974, anno in cui aprimmo lo Studio Trisorio di mostre ne abbiamo fatte tantissime, circa cinque/ sei all’ anno, senza però contare l’ estate che a Napoli è balneare»
Orgogliosa di un percorso tanto prestigioso, riconosciuto da addetti ai lavori ed artisti?
«Sì, perché rimane anche per i nipotini quanto abbiamo fatto Pasquale ed io e poi in seguito con Laura che ha creato Artecinema, una rassegna che ha gremito in tutte le edizioni anche il Teatro San Carlo».
Cosa ha significato aver ricevuto al Museo Madre un riconoscimento così prestigioso?
«È stata la cosa più inaspettata del mondo, idea partita da Andrea Viliani e Laura Valente. Ero incredibilmente emozionata…
Pur non prendendomi sul serio e considerando incredibile,- tanto che mi fa sorridere-, anche soltanto il nome della Laudatio».
Nell’ occasione, è stato presentato il mega libro “Studio Trisorio. Una storia d’ arte”, edito da Electa, che pesa due chili e mezzo ed è la summa di tutto quanto hai fatto con Pasquale e in seguito con Laura. Vuoi parlarmene?
«È veramente un’ opera omnia che, con me, ha riempito di gioia tutta la famiglia perché con un testo c’ è il mio racconto e in un altro quello di Laura che guida “Artecinema” e che in un passaggio scrive che “il mondo dell’ arte è come una grande famiglia in cui il gallerista ha un ruolo genitoriale”, ma anche di tutto quanto è stato fatto nella galleria fondata da Pasquale e me, inclusi tanti ricordi, fotografie, artisti, testimonianze anche la storia di Villa Orlandi a Capri».
Vuoi raccontarmi di Villa Orlandi a Capri?
«Era il 1970, prima ancora di aprire la galleria quando Pasquale seppe che la Fondazione Ignazio Cerio cercava una destinazione per Villa Orlandi… una bellissima costruzione con giardino in totale abbandono. Ci rimboccammo le maniche con tenacia e tanto lavoro trasformando un totale degrado in un punto di incontro per tanti artisti che vennero da noi: da Cy Twombly a Joseph Beuys, da Luciano D’ Alessandro a Mimmo Jodice. Tra le tante testimonianze legate a Villa Orlandi c’ è l ‘opera di Beuys nota in tutto il mondo “La rivoluzione siamo noi”, che lo ritrae nel viale della villa».
Sei stata, sei ambiziosa?
«Non lo sono mai stata veramente. Ho lottato per fare bene le cose».
Vuoi dirmi che cos’ è l’ arte per te?
«Lo sai che ancora non lo so».
E dovendoti raccontare?
«Mi ritengo una donna fortunata anche perché ho fatto quanto ho sempre sognato…Posso ancora occuparmi di arte così come avere il mio momento prediletto con la passeggiata quotidiana tra le piante, gli alberi e i fiori del mio giardino».