Focus di Massimo Maresca – A Capri la Giornata del malato 

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Focus

      di Massimo Maresca 

A Capri la Giornata del malato 

         Secondo lo scrittore Niccolò Ammaniti “è imbarazzante essere visti quando stai male”, ci si rintana, ci si vergogna come se una specie di senso di colpa vada a ledere la forza e la serenità di quando di stava bene. Chi si ammala sperimenta un profondo disagio e tocca il baratro della fragilità umana.

È per questo che San Giovanni Paolo II nel lontano 1992 volle istituire l’11 febbraio la Giornata Mondiale del Malato, proprio per sottolineare la dignità altissima di chi soffre nel silenzio quotidianamente, illuminando una fragilità come luogo particolare della fede cristiana, e spingendo a mettere in comune le fatiche e le attese, consapevoli che insieme si è sempre più forti.

Anche le comunità parrocchiali dell’isola caprese vivono ormai da sempre questa giornata con speciale attenzione, dedicando interesse e tempo a chi non se la passa molto bene. Un’attenzione che con continuità i fedeli cercano di dare tutto l’anno, in special modo attraverso alcune associazioni sensibili al tema (sia l’U.N.I.T.A.L.S.I. che la San Vincenzo che la Croce Azzurra di P. Pio, ed altre organizzazioni). Ma in questa Giornata del Malato l’impegno si colora di luce, quella della condivisione nella preghiera.

Infatti in ogni parrocchia la mattinata sarà dedicata a celebrare insieme una messa con tutti coloro che vivono il tempo della malattia e, in serata, da ogni comunità partirà la ormai famosa fiaccolata, che come meta ha la suggestiva ‘grotta di Lourdes’, sita sulla provinciale che collega i due comuni isolani. Un momento di condivisione e di unità, di speranza e di sorrisi, senza nascondere magari le lacrime di chi si sente accompagnato nel dolore di una malattia o di chi pensa tra sé e sé al bene grande dello stare in salute.

È vero: quando si ha la salute non si pensa affatto a cosa significhi essere afflitti dalla mancanza di sanità. Il proverbio popolare dice che chi è sazio non crede a chi è digiuno, non lo capisce, non gli è dato comprendere. Ecco perché, forse, eventi come quello della GMM possono servire a smuovere il cuore verso una gratitudine di base, verso la vita, verso Dio (per chi crede), verso chi ci permette di stare bene e di vivere per un tempo (speriamo il più lungo possibile) giorni di serena attività e di forza.

Un plauso a chi ogni giorno, al di là degli eventi, si trova a sostenere gli ammalati, per obbligo o per scelta, nella speranza che il peso e le paure della sofferenza non scoraggino la lotta della vita, nella vita e per la vita.