Focus di Massimo Maresca – Capri e l’idea del Coronavirus

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Focus

di Massimo Maresca

 

Capri e l’idea del Coronavirus

 

Ciò che si vive in questi giorni è per eccellenza il periodo dell’anno più “sereno”, “tranquillo” per l’isola di Capri. C’è chi lo definisce “letargo”, chi “mortorio”, chi “depressione”. Di fatto i giorni della merla vedono, soprattutto nell’arco della mattinata, i capresi nella piazzetta che a gruppetti chiacchierano o discutono di gossip, aggiornamenti, problemi riguardanti le cose locali, ecc…

Ma è davvero curioso assistere all’ironia di molti nel vedere numerosi gruppi di asiatici che, in questi periodi, vengono come turisti a conoscere le bellezze di un luogo molto più noto d’estate che d’inverno. Eppure l’asiatico non viene per fare il bagno, non viene per il sole… viene perché deve fotografare la bellezza strategica di un posto rinomato persino nell’est del mondo.

L’ironia del caprese che vede spuntare questi turisti e inizia a fare battute e a punzecchiare i compagni affianco, perché in fin dei conti la paura di un possibile contagio prende chiunque. Sembra strano, perché è tutto molto irrazionale. Ma si sa che la paura non è un sentimento che nasce a tavolino. La paura di un pericolo, quello del Coronavirus, spunta d’improvviso, come cespugli di parietaria in primavera.

Molti si chiedono se i turisti siano sani, non si interessano se siano davvero cinesi o di altra nazionalità. Gli occhi a mandorla diventano il segno di possibile pericolo e nelle pupille dilatate dei capresi da piazzetta scatta la molla della sopravvivenza.

Il punto è un altro, però. I numerosissimi isolani che ora sono all’estero a fare una vacanza, che non sono né cinesi né asiatici. Ciò che va considerato è che oggi un problema sanitario come questo non può non propagarsi rapidamente per via della rapidità dei collegamenti. Non stiamo nel quattordicesimo secolo, ai tempi della peste nera, quando la propagazione di una malattia infettiva o virale andava a 10 all’ora. Oggi la velocità è nettamente diversa, paragonabile a un auto che arriva a 220 all’ora. Altri ritmi, anche nella capacità di intervenire da parte degli organi superiori di sanità. Anche quelli sono molto più rapidi, capaci almeno di intervenire con la quarantena e con qualche farmaco che mantenga lo status quo della malattia.

La simpatica scena di vedere l’isolano spaventato dall’arrivo del gruppo asiatico è, da un lato, pari a una vignetta. Dall’altro, però, dice come un popolo, confinato in pochi chilometri quadrati, reagisca – almeno di pancia – al fantasma isterico di un virus da laboratorio.