Focus di Massimo Maresca – L’ammuina di un organo isolano

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Focus

di Massimo Maresca

 

L’ammuina di un organo isolano

 

         «L’organo non è nato per le chiese. L’organo è nato per fare “ammuina”». Così ha esordito il caro Mons. De Gregorio domenica scorsa, 12 gennaio 2020, nella chiesa parrocchiale di Santa Sofia, in Anacapri. Parole che hanno aiutato a comprendere sia la storia che il significato di uno strumento, l’organo a canne, nato molti secoli fa in un contesto popolare. Infatti, ha continuato don Vincenzo: «Strumento delle feste all’aperto, l’organo era probabilmente usato durante i giochi o i combattimenti dei gladiatori, e forse qualche santo martire di allora è morto ascoltando il suo suono».

Sarà a partire dal 757 d.C. che l’organo inizierà ad essere usato in una chiesa e di lì, poi, il suo successo per far cantare tutto il popolo durante la liturgia. La cosa bella di tutto l’apparato risiede proprio nell’insistenza di ogni canna: esse sono diverse le une dalle altre sia per l’altezza che per il timbro. Questo fa dell’organo un potente strumento rappresentativo della complessità della comunità e di quanto la differenza possa essere meravigliosa.

La stessa meraviglia l’hanno provato i convenuti al concerto inaugurale che hanno finalmente sentito l’organo redivivo dare il meglio di sé, grazie alla maestria dei carissimi Stefano Giordano e Amedeo Bagnasco, rispettivamente alla consolle e al violino. Sua Eccellenza Monsignor Francesco Alfano, Arcivescovo della Diocesi di Sorrento Castellammare di Stabia, il parroco di Anacapri don Marino De Rosa, don Vincenzo De Gregorio, gli altri sacerdoti dell’isola, accorsi a condividere la gioia e il piacere del momento, insieme a tutta la popolazione lì rappresentata, hanno sobbalzato di gioia nel vedere il buon lavoro fatto, constatando che all’anno di silenzio forzato ne sia valsa veramente la pena.

Collocato dietro l’altare maggiore, l’organo di tipo ceciliano presente nella chiesa parrocchiale di Santa Sofia si trovava in un discreto stato di conservazione che lo stava portando, però, a una lenta e inesorabile morte. I crivelli, le canne, i somieri, la manticeria, i portavento, erano ricoperti da uno spesso stato di polvere; alcune canne presentavano lesioni e schiacciamenti, altre erano ripiegate su se stesse. La parte delle trasmissioni elettriche risultava davvero obsoleta, con numerose anomalie, evidenziando il precario stato di conservazione.

 L’antica bottega organara Giuseppe Continiello di Monteverde, Avellino, ha fatto in modo da riportare alla primitiva efficienza di funzionamento quello che ancora oggi, per gli anacapresi e gli isolani tutti, risulta essere il sostegno principale alla maggior parte delle celebrazioni liturgiche. Tutto è stato inventariato, documentato e depositato presso l’archivio parrocchiale.

«Il plauso a coloro che, con speranza fattiva, hanno fatto sì che quanto si voleva, potesse realizzarsi!».