P.S.: grazie, Marco… di Massimo Maresca

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Focus

di Massimo Maresca

 

P.S.: grazie, Marco…

 

Una nube nera ha attraversato l’anima dell’isola di Capri, sospesa insieme a uno dei suoi figli tra la vita e la morte. Marco, il caro Marco, caprese dal bel cuore, ha consegnato l’ultimo respiro dopo un maledetto incidente su due ruote, sulla strada che collega Capri e Anacapri. Un tonfo al cuore, appena la notizia ha iniziato a fare il suo giro tra messaggi e social. Un tonfo che ha lasciato una tensione nelle speranze di un’intera popolazione che ha invocato fino alla fine la ripresa delle funzioni biologiche del giovane trentenne. Purtroppo le funzioni vitali sono venute meno e una doccia d’acqua gelida, di silenzio esterrefatto, ha messo un punto all’epilogo che nessuno voleva.

Vengono in mente quelle belle lettere d’amore, piene di patos e di sentimento, piene di prospettive e di lungimiranza, quelle lettere che gli innamorati si scrivono per mettere nero su bianco le proprie intenzioni e i propositi per il domani. Chi ama non vorrebbe mai che la lettera finisse e gli occhi temono di trovare l’inevitabile punto, che conclude quel flusso d’amore messo per iscritto. Ma, come è risaputo, ogni buona lettera d’amore ha sempre la postilla postuma, quella frase che inizia con “P.S.”, postum scriptum, che in latino significa “dopo la scritta”. Sono quelle cose che non si sono riuscite a dire nelle parole precedenti o che, per la foga di non perdere nulla, non sono state segnate. Ecco perché in ogni buona lettera d’amore c’è sempre un poscritto: perché in amore, come nella vita, non sempre si riesce a dire tutto.

Ci piace vedere la vita di Marco come una lettera, e come tale non avremmo mai voluto trovare – nella maniera più assoluta – quel punto maledetto. Potremo tornare a ripercorrere, con chi gli ha voluto bene e gli è stato intimo, tutti i passaggi delle sue virgole, dei suoi puntini sospensivi, dei punti interrogativi o di quelli esclamativi. Ma dovremo sempre fare i conti con quel punto fermo, arrivato troppo troppo presto!

Ci piace riconoscere che Marco, come ogni buona lettera d’amore, abbia voluto lasciare quel “P.S” donando, dopo il suo personale punto finale, quanto ancora aveva da dire, da fare, da offrire. Tante vite hanno avuto nuove possibilità dalla donazione della sua; l’offerta degli organi è stato il poscritto più luminoso che questo nostro figlio poteva consegnarci.

Tutti, ma proprio tutti, siamo vicini ai suoi congiunti, consapevoli che ogni parola sarebbe solo di troppo ma che neanche il mutismo potrebbe avere senso. Allora, invece di essere muti, proviamo a fare silenzio, a toccare coi polpastrelli le linee di una scrittura finita troppo giovane, e a baciare quel poscritto che ha dato nuova vita, nuova speranza, nuove possibilità a chi ne aveva urgenza.

P.S.: grazie, Marco…