Mostre, a Palazzo Reale la giustizia si fa arte

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Fonte: Il Denaro

di Marco Milano

“L’arte della giustizia, la giustizia nell’arte” in mostra a Napoli nella Sala d’Ercole a Palazzo Reale. I grandi artisti sbarcano nel capoluogo partenopeo legati dal fil rouge della giustizia. Un tema di grande attualità e che in un’iniziativa della Regione Campania con la Scabec, ideata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura di Roma, in collaborazione con il Polo Museale della Campania e curata scientificamente da Giulia Silvia Ghia diviene un percorso a tappe visitabile sino alla fine del primo mese del nuovo anno (dalle ore 9 alle 19 sino al 28 gennaio 2020). Diciassette opere che narrano evoluzioni e cambiamenti del concetto, della figura della giustizia ed anche delle sue modifiche nell’immagine rappresentativa, nel concept delle persone, del tanto citato “popolo”. E la mostra si snoda come in un viaggio nel tempo, attraversando come un’ideale galleria, la storia che si sussegue, immortalando la cultura e i pensieri delle varie epoche sul tema. A Palazzo Reale in Piazza del Plebiscito i visitatori possono ammirare nell’ambito di “L’arte della giustizia, la giustizia nell’arte” opere di Cesare Ripa, Cesare Gennari, Guercino, Francesco Allegrini, Bartolomeo Schedoni, Filippo D’Angelo. E ancora una incisione su rame raffigurante una “Allegoria della Pace e della Giustizia” di Jacques Blondeau (da Pietro da Cortona). Sezione finale è quella dedicata al “Mito oltre la Giustizia”, con una serie di personaggi, selezionati e “catalogati” che proprio per essere stati protagonisti di processi subiti hanno conquistato il mito. Nella stessa sezione si possono ammirare alcuni volumi dell’Archivio Storico di Roma, scritti originali che raccontano dei processi a Giordano Bruno, con il disegno del rogo che attendeva il filosofo di Nola ed a Beatrice Cenci, straordinaria figura di donna coraggio che si ribella ma viene condannata per parricidio. E poi in via straordinaria anche testimonianze scritte del processo a Michelangelo Merisi da Caravaggio, con un volume che solo per la terza volta “esce” dall’Archivio dopo la mostra organizzata da Roberto Longhi su Caravaggio, a Milano, nel 1951 e l’esposizione di Tokyo di tre anni fa.