Ma il Tronco di Natale è un dolce italiano?

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di Marco Milano

Il Tronchetto di Natale: un dolce molto…caprese e poco napoletano. Sulle tavole imbandite a festa in queste giornate di grandi percorsi gastronomici, a differenza dei vicini napoletani e sorrentini, finiscono molto di più come dessert i tronchetti di Natale. Non si tratta di un dolce tipico delle zone nostrane, ad onor del vero, e l’immancabile presenza nelle case di capresi ed anacapresi ha sempre destato curiosità negli amici e parenti provenienti dal capoluogo partenopeo. A Capri, infatti, è gettonata l’usanza di inserire nel menù alla voce “dolce e torte” questo “rotolo” di pan di spagna ripieno di crema o cioccolato (la ricetta originale esige preparato con la cosiddetta crema burro) che richiama nelle “sembianze” un tronco d’albero. Un dolce di antiche tradizioni che secondo le “sacre scritture” dedicate alla pasticceria si ispira ad un’usanza ben più antica, risalente al dodicesimo secolo, e molto in voga nelle nazioni del Nord Europa, ovvero quella del “Ceppo di Natale”. La Vigilia di Natale, secondo letture fascinosamente impolverate, il capo famiglia bruciava un tronco di legno (il ciocco natalizio) nel camino di casa come cerimoniale beneaugurante. Secondo le credenze, infatti, le ceneri di quel tronco bruciato il 24 dicembre avevano proprietà straordinarie, dalla protezione degli animali, a quelle dei raccolti della terra sino alla fertilità delle donne. E dalla Francia negli anni intorno al secondo dopoguerra dalle mani di un geniale chef pâtissier venne lanciata “la moda” di mettere a tavola come dessert il tronco di Natale, (il Buche de Noel) anche se rispetto a quello delle nostre zone, il dolce transalpino aveva crema al cioccolato esternamente e la marmellata all’interno, richiamando in questo senso sapori e gusto della “Torta Sacher”, nata cento anni prima nella vicina Austria e quindi tutto sommato non troppo distante geograficamente da laboratori e forni animati dall’arte pasticciera francese. La presenza pluridecennale nelle vetrine delle pasticcerie capresi del tronco di Natale che, a differenza di quanto avviene nella vicina Napoli, soppiantano, in fatto di acquisti e consumi cassate e struffoli nei giorni cari a Babbo Natale, è da legare con tutta probabilità alla forte presenza straniera negli anni Cinquanta della “dolce vita” quando i tanti vacanzieri d’eccezione di Capri, a differenza di oggi erano rigorosamente “extra-italiani”, rendendo così internazionale anche la nostra tradizione a tavola. L’aria cosmopolita che si respira da sempre sull’isola, quindi, potrebbe essere alla base della “compagnia” del tronco di Natale alle nostre tavole in questi giorni, nelle tante varianti, dalla crema “bianca” a quella alla nocciola, dalla crema al caffè alle più recenti creme al pistacchio ed al cioccolato bianco, il “rotolo” di pan di spagna cambia colore a seconda dei gusti di capresi ed anacapresi ma non manca mai tanto da diventare un “bis” da riproporre anche nel menù di Capodanno e per i più golosi una terza edizione prima del ritorno alla “normalità” è il tronco di Natale per il pranzo del giorno dell’Epifania per la gioia dei bambini.    

(Nella foto una “panoramica” di tronchi di Natale della Premiata Pasticceria del Bar Faro di Anacapri)