A Capri Hollywood “Piccole Donne forever”

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Fonte: Il Mattino

di Oscar Cosulich

L’edizione di «Capri, Hollywood» al via il 27 dicembre è davvero fortemente al femminile: a partire dal film d’apertura «Piccole Donne» di Greta Gerwig, fino all’arrivo sull’isola dell’icona cinematografica per antonomasia: Sophia Loren, unica attrice italiana mai citata in una canzone dal premio Nobel Bob Dylan. In «I Shall be free», infatti, il menestrello di Duluth pone la protagonista di tanti capolavori in una carnale trinità dei suoi sogni, al fianco di Brigitte Bardot e Anita Ekberg.Il romanzo «Piccole donne» di Louisa May Alcott sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta delle sorelle Meg, Jo, Beth e Amy March, è un classico senza tempo che, in oltre un secolo di vita, oltre che al cinema, è stato trasposto a teatro, in forma di radiodramma, di musical e persino in versione operistica. «Per me il vero tema del romanzo è la stretta intersezione tra donne, arte e denaro», ha dichiarato Greta Gerwig, ma a testimoniare l’eterna giovinezza di questo testo in parte autobiografico basta ricordare che è inserito tra le 100 opere più significative della letteratura americana e che, prima della Gerwig, vi hanno tratto ispirazione, tra le altre, la compianta pioniera della fantascienza Ursula K. Le Guin, che ha definito la Alcott «vicina come una sorella» ed Erica Jong, che ricorda come «Piccole donne» abbia dato la convinzione che «le donne possano diventare scrittrici e intellettuali, pur mantenendo vite ricche dal punto di vista personale». Nell’«Amica geniale» le protagoniste di Elena Ferrante giurano su una malconcia copia del volume della Alcott di scriverne uno loro, mentre J.K. Rowling, a proposito della sua eroina Jo March, parla di un debito di riconoscenza, perché non può «dimenticare cosa abbia significato quel personaggio per una ragazza semplice di nome Jo, con un carattere irascibile e l’ardente ambizione di diventare una scrittrice».A conferma di questa popolarità eterna, in Italia il romanzo di Louisa May Alcott è stato appena ripubblicato in due diverse edizioni: una che contiene i quattro libri della saga: Piccole donne, Piccole donne crescono, Piccoli uomini, I ragazzi di Jo (Einaudi) e una illustrata, Piccole Donne Meg, Jo, Bet & Amy (Mondadori).Quella di Greta Gerwig è l’ottava riduzione cinematografica del romanzo, la cui prima apparizione sul grande schermo risale addirittura al 1917, in un film muto del britannico Alexander Butler, seguita da un’altra versione muta nell’anno seguente, questa volta diretta da Harley Knoles. Nel 1933 il regista George Cukor gira il primo film sonoro tratto dal romanzo, con Katherine Hepburn che, nel ruolo di Jo, offre un’interpretazione che vale all’attrice la Coppa Volpi della seconda edizione della Mostra di Venezia. Nel 1949 è stato Mervyn LeRoy ad affrontare il testo, con un cast che schiera Janet Leigh (Meg), June Allyson (Jo), Elizabeth Taylor (Amy) e Margaret O’Brien (Beth) e frutta al film una nomination e un premio Oscar. Nel 1978 David Lowell Rich trasforma le vicende delle sorelle March in una miniserie tv; mentre Gillian Armstrong, nel 1994, chiama Susan Sarandon a recitare la madre di Winona Ryder (Jo), Claire Danes (Beth), Kirsten Dunst (Amy) e Trini Alvarado (Meg), inserendo nel film anche particolari della biografia dell’autrice. Ci sarebbe anche l’adattamento della regista esordiente Clare Niederpruem, accolto però in maniera ben poco positiva.Anche per la Gerwig «Piccole donne» avrebbe potuto essere il primo film da regista, perché su questo progetto l’attrice e regista ha sognato già prima di scrivere la sceneggiatura di «Lady Bird», il film che ha rivelato il suo talento nel raccontare le turbe adolescenziali. Quel libro, racconta lei, «era come fosse parte di me, sentivo queste ragazze come mie sorelle e i loro ricordi sembravano i miei». Il suo approccio al testo è quello dell’appassionata, che ha potuto dirigere un quartetto di protagoniste «meravigliose nelle loro individualità, ma anche una formidabile bestia di sorellanza a quattro teste», incarnata da Saoirse Ronan (Jo), Emma Watson (Meg), Florence Pugh (Amy) ed Eliza Scanlen (Beth).La regista è attenta a mantenere l’equilibrio tra le quattro sorelle e, per la prima volta sullo schermo, Amy non è qui additata come la sorella da odiare per l’intromissione sentimentale tra Jo e Theodore «Laurie» Lawrence, (Thimotée Chalamet). La grande protagonista rimane comunque Saoirse Ronan, vera musa dell’autrice, di cui è stata la magnifica interprete anche di «Lady Bird».