Peppino Di Capri: «Io e Fred, i due ragazzi irresistibili»

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Fonte: Il Mattino

di Peppino di Capri

Povero Fred, avrei voluto vederlo, salutarlo per un’ ultima volta, ma i familiari non me lo hanno permesso, forse era il suo orgoglio, forse voleva che conservassimo di lui il ricordo di com’ era una volta.

E com’ era il mio amico Bongusto io lo ricordo bene, eravamo agli inizi di quei formidabili anni Sessanta, in Versilia naturalmete, dove altro avrebbero potuto incontrarsi due come noi, quelli del night ci hanno chiamato quando c’ era anche Bruno Martino a tenerci testa?

Io era già sulla cresta dell’ onda, lui non ancora, così era stato ingaggiato come seconda orchestra. Lo ascoltai e, fin dalle prove, mi dissi: «Questo è pericoloso, prima o poi mi supera». Aveva un timbro vocale originale, prezioso, perfetto per quella sua voglia di fare l’ americano alla Sinatra, il brasiliano.

Siamo stati amici per una vita, sfotticchiandoci sempre con affetto, litigando davvero una sola volta: avevamo deciso di non vendere i nostri concerti a meno di una certa cifra, di non accettare ribassi. Io tenni fede all’ accordo, lui meno, e spopolava, facendo man bassa di ingaggi. Un giorno scoprii il fattaccio di fronte alle proteste di un proprietario di un locale che si lamentava del fatto che io costassi troppo, molto più di Fred.

Ma siamo rimasti in freddo per poco tempo, così abituati a incontrarci nei night, nelle rotonde sul mare, nei locali di mezza Italia balneare: lui arrivava e andavo via io, o viceversa. Eravamo la colonna sonora dell’ Italia giovane che negli anni Sessanta voleva ballare e amare, un’ altra metà voleva fare la rivoluzione, a noi non interessava, così a un certo punto fummo soppiantati dai cantautori, dal messaggio, dagli slogan politici. Diventammo degli evergreen, dei classici, di fronte a «Una rotonda sul mare» e a «Champagne» i nostri coetanei si scioglievano, e si sciolgono sempre, anche quelli che all’ epoca preferivano chansonnier più impegnati.

C’ era sapore di sale sulle nostre canzoni, eravamo così simili ma così diversi. Io attentissimo alle prove, alle novità tecniche, al sound della sala dove dovevo esibirmi. Lui più scapocchione, più leggero, pronto a tradire il suo complesso e a lasciarlo solo alle prese con il sound chek per regalarsi una partita di tennis.

Ci univa anche l’ isolanità: io nativo di Capri, lui innamorato di Ischia, era una sorta di derby anche questo. Abbiamo fatto delle tournée insieme, ma prima o poi le interrompevamo perché costavano troppo, ognuno di noi voleva il suo gruppo, e i concerti anche duravano troppo, nessuno di noi voleva rinunciare al proprio repertorio. Nel 1996 ci provammo di nuovo, Fred & Peppino, due ragazzi irresistibili, diceva il titolo dello show: partimmo da Ischia, Sant’ Angelo, saltò la corrente, iniziammo all’ una di notte. Poi il tour, a Napoli il Bellini se ne cadde d’ amore per noi, dividevamo le canzoni, ce le rubavamo, ci punzecchiavamo, facevamo finta che l’ estate delle rotonde sul mare e dello champagne non fosse mai finita.