Peppino di Capri: «A 80 anni mischio le carte»

0
188

Fonte: Il Mattino

di Federico Vacalebre

«Mister… Peppino Di Capri» è «un album in più lingue e con più stili, meno peppiniano del solito» spiega il decano della canzone che dedica il disco alla moglie: «Non ha fatto in tempo a sentirlo»

Ottant’ anni, di cui 60 di carriera, e tanta voglia di cantare ancora, e non solo.
«Mister… Peppino Di Capri», il tuo nuovo disco pubblicato dalla tua storica etichetta, la Splash, e distribuito dalla Lucky Planets, inizia con un pezzo che si intitola «Vorrei rivivere».
Tempo di nostalgie canaglie, mister Giuseppe Faiella?

«No, confesso che ho vissuto e continuo a farlo senza troppo voltarmi indietro, cercando di dimenticare le assenze, di far finta che tutto vada bene. Quello è un pezzo scritto da un avvocato, Francesco Serino, con cui ho già lavorato: mi piace scovare nuovi autori, è una delle cose che mi spinge ad andare avanti».

Tutta tua, invece, è «L’ ultima stella».

«È una canzone nata in piazzetta a Capri. Una turista si è voluta fare un selfie con me poi, sfacciata, mi ha chiesto: Ma non la scriverebbe una canzone per me?. L’ ho fatto, romanzando un po’ la storia, perché le canzoni, per me, devono sempre parlare d’ amore: non ho scritto, né cantato d’ altro, io. Non sono mai stato una cantautore impegnato».

Ma hai cantato Napoli, oltre che Capri.

«Anche quelle sono canzoni d’ amore, anche quando erano arrabbiate, dolenti, scoraggiate».

Mischi le lingue e gli stili in questo disco.

«Potrò ben permettermi di essere meno peppiniano del solito alla mia età: canto in italiano, napoletano ed anche in inglese, in un brano inseguo i suoni latini che mi erano restati attaccati addosso in occasione di un mio viaggio in Brasile: una sera sono finito in una discoteca un po’ malfamata, tutti ballavano sui tavoli, i corpi delle mulatte in bella vista, il ritmo caliente… Ho avuto voglia di mettere un po’ di Brasile anche nel mio disco».

Veniamo a «Barcellona 36».

«È la sigla di un taxi, tutto inizia proprio da una voce che dice: Taxi?. Piove, l’ ombrello cinese è già rotto, la giornata cambierà quando quella macchina a tassametro la prenderanno in due».

«L’ ammore è nato a Napule» è del tuo antico sodale Depsa, alias Salvatore De Pasquale, coautore di «Non lo faccio più», «E mo’, e mo’», «Il sognatore»…

«Aveva nostalgia di Napoli, mi ha mandato un provino, ho provato a lenire la sua melanconia. Anche Cento pensiere è in dialetto, la nostra lingua, l’ hanno scritta Vincenzo Leomporro e Gianni Donzelli, ovvero gli Audio2».

«You» è, invece, firmata con un altro dei tuoi storici coautori, Mimmo Di Francia, mister «Champagne» per giocare con il titolo del tuo disco.

«È un pezzo del 1968, si chiamava Tu, poi mi è venuta voglia di adattarlo in inglese e l’ ho mandato a un mio amico che si occupa di soap opera, potrebbe essere una bella sigla».

Il disco ha una dedica commossa a tua moglie: «Le mani sul piano e le lacrime negli occhi, questo album è il mio pensiero d’ amore a te Giuliana che mi ascolti da lassù».

«Non è riuscito a sentirlo questo disco, avevo iniziato a lavorarci quando lei se n’ è andata. Una canzone però ero riuscita a fargliela ascoltare, mi aveva detto che le piaceva, ed era un’ eccezione. Per lei la mia miglior canzone restava sempre Voce e notte. Amava i classici napoletani».

E ora?
«Nell’ album c’ è un pezzo che avevo lanciato tempo fa, I miei capelli bianchi: l’ età non mi impedisce di continuare a cantare, le turiste mi chiedono ancora i selfie e io in concerto sono peppiniano al cento per cento».

`presentazione del disco domani, alle 18, alla Feltrinelli di piazza dei Martiri.