Se i giardini sono la nostra storia

0
71

Fonte: Il Mattino

di Alessandra Pacelli

Non è l’ ennesimo libro su ville e giardini d’ Italia, ma una vera e propria narrazione appassionata del territorio peninsulare filtrata attraverso una lente verde, che mette a fuoco un’ altra categoria di «capolavori» che hanno permesso di definire il nostro Paese come «il giardino d’ Europa». Alberta Campitelli, storica dell’ arte e dei giardini che tanto si è impegnata «sul campo» sia come amministratrice che come autrice di progetti e restauri di ville e parchi storici pubblici, con «Ville e giardini d’ Italia» (Jaca Book, 288 pagine illustrate, 100 euro) ci propone un seducente viaggio in quei microcosmi verdi in grado di trasmetterci ancora oggi la poliedricità della nostra storia, quei modelli rinascimentali e barocchi denominati «giardini all’ italiana» frutto di una visione intellettuale dell’ epoca. «A fronte di una realtà così diversificata e intrigante – premette l’ autrice – ho scelto un approccio innovativo rinunciando a classificazioni per epoche, per tipologie, per contesti geografici; i giardini sono stati messi in relazione secondo analogie tematiche creando reti di rimandi a volte inaspettati». Storia, assetto e committenza sono dunque i punti di partenza per una mappa a più livelli che ripercorre gli innumerevoli giardini realizzati dal Medioevo al Novecento, sottolineandone i temi ricorrenti in singoli capitoli del libro: la rappresentazione del potere, l’ uso teatrale degli spazi, la trasformazione di luoghi di difesa in luoghi di delizia, il rapporto con l’ acqua (mare, laghi, ruscelli, fontane), fino all’ inserimento di opere d’ arte contemporanea in siti centenari.

La cosa più bella da (ri)scoprire è che la nostra storia si rispecchia perfettamente nelle strutture verdi di cui ci siamo circondati. E se nel Medioevo il giardino era «soprattutto luogo simbolico, raffigurazione della catarsi spirituale e di armonia tra uomo e natura», con le signorie il giardino rispecchia i desideri di esibizione dei signori locali, diventando con il passare dei secoli sempre più simbolo «di dominio e di ricchezza, ma anche di raffinato gusto estetico», fino a «far coincidere i grandiosi giardini formali» con il potere assoluto. E partiamo proprio da questi, i «giardini regali» che incarnano la scena del potere in Italia dando vita a realtà territoriali molto diverse tra loro con specifici caratteri peculiari dettati anche dalle diverse estensioni dei regni, da quelli più piccoli delle dinastie familiari come i Medici, i Gonzaga, i Farnese, a quelli di vasto respiro geografico come lo Stato della Chiesa o il Regno delle Due Sicilie.

Qui si inquadra la sezione dedicata ai giardini borbonici, quella che ovviamente ci riguarda da vicino e di cui non tutti conoscono la storia. Il nostro protagonista è Carlo I che sale sul trono di Napoli nel 1734 e non trovando nel Palazzo partenopeo – ora in piazza del Plebiscito – una residenza degna del suo status, fa progettare addirittura tre nuove regge: quella di Capodimonte, quella di Caserta e quella di Portici, oltre a decidere la sistemazione di numerose tenute annesse alla corona, come Carditello, Venafro, Persano, San Leucio, Procida, gli Astroni, tutte dotate di vaste aree di verde destinate per lo più alla caccia. Ma nei nuovi palazzi reali grande importanza viene data ai giardini sia in termini di immagine che di prestigio. A Capodimonte, che unisce l’ idea del bosco selvaggio al giardino di tradizione barocca con viali e prospettive, il parco ha una struttura propria concepita anche in funzione delle diverse costruzioni presenti, come la Real Fabbrica di Porcellana. Portici, invece, ha due riferimenti fondanti nel mare e nel Vesuvio: l’ installazione della reggia determina uno sviluppo unico di ville nobiliari lungo tutto il litorale dando vita al quello che sarà poi definito «il miglio d’ oro».

Caserta esprime al meglio la «grandeur» dei Borbone: al grandioso palazzo si abbina il parco articolato scenograficamente sul declivio di una collina con una serie di terrazzamenti attraversati da una maestosa via d’ acqua: «progettata da Luigi Vanvitelli, è stata a ragione considerata l’ ultima grande utopia delle dinastie reali europee», scrive l’ autrice. Il grande parco di 120 ettari, la fontana-cascata e il nucleo a sé del Giardino inglese, rendono il tutto un unicum nell’ Italia meridionale. E tornando al Palazzo reale di Napoli, qui Carlo progettò un abbellimento spettacolare con il particolare giardino pensile affacciato sul mare.

La narrazione della Capitelli, sempre volendo focalizzare il nostro sguardo solo sulla Campania Felix, non poteva non toccare le ville di Posillipo, l’ Orto botanico partenopeo, le bellezze della Costiera sorrentina, l’ incanto di Villa Rufolo e Villa Cimbrone a Ravello, ma anche esempi botanici che incantano i turisti sulle nostre isole come Villa San Michele a Capri, o i giardini La Mortella a Ischia, dove Lady Walton convocò il celebre architetto-paesaggista Russell Page per creare quella che ancora oggi è una deliziosa collezione di piante esotiche e rare