Focus di Massimo Maresca – La festa del cimitero

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FOCUS

LA FESTA AL CIMITERO 

di Massimo Maresca 

Di regola, entrare in un cimitero tenderebbe a destare un senso di mestizia, un atteggiamento compito, quasi contrito. Guardare le numerose tombe, farsi avvolgere dal silenzio che la fa da padrone, sentire il vento in faccia e ricordarsi che tutto viene spazzato via dallo scorrere inevitabile del tempo. Una visita alla casa cimiteriale dovrebbe suscitare generalmente sentimenti simili. Eppure a Capri qualcosa di diverso accade.

Soprattutto il 2 novembre, giorno della commemorazione dei fedeli defunti, il cimitero caprese si trasforma e diventa un luogo di aggregazione, un punto in cui la grande famiglia isolana si ricorda di essere un tutt’uno e che le differenze, per lo più legate alla capacità economica di ognuno, vengono radicalmente abbattute dalla rinnovata consapevolezza che, in fin dei conti, ma proprio alla fine di ogni conto, per tutti è riservato lo stesso trattamento.

Lo vede il ristoratore, che di conti ne fa ai suoi clienti. Lo vedono il medico e l’infermiere, normalmente occupati ad allontanare lo spettro della morte dai loro pazienti. Lo vedono l’istruttore della palestra, il biologo nutrizionista, l’estetista e la parrucchiera, il barbiere e il massaggiatore, impegnati a prendersi cura di ciò che appare.

Tutti, qualsiasi cosa facciano per occupare le giornate, riconoscono il gran finale a prescindere, al di là di ciò che combini nel relativamente breve arco dell’esistenza.

E il cimitero di Capri si infiamma di adulti, anziani (soprattutto…), bambini con mille domane e qualche giovane, molto pochi giovani. Si infiamma almeno una volta l’anno di parole, sorrisi, teste chine, sguardi indiscreti e chiacchiere. Tante tante chiacchiere. Forse perché tutto sommato ognuno pensa che i defunti, da sotto la terra, possano essere interessati agli scheletri che qualcuno tiene riposti con premura nell’armadio di casa…

L’albergo cimiteriale, il grande dormitorio, luogo di pace, diventa oggi luogo di guerra. E questo non va certo giudicato. È la guerra della vita, che di fronte all’inevitabile ghigno della morte cerca di farsi sentire ancora una volta vittoriosa, ancora una volta presente, ancora una volta pronta a ripartire. 

«All’ombra dei cipressi e nelle urne è forse il sonno della morte men duro?», declamava il grande poeta. A questa domanda retorica verrebbe da rispondere un netto “No!”. Eppure chi si fa un giro il 2 novembre nel cimitero a Capri sarebbe tentato di dire il contrario. Per buona pace di chi, dopo la morte, non crede a una vita che continua.