Istituto Capri nel Mondo, Wertmuller da Oscar: «Modello per noi donne di Hollywood»

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Fonte: Il Mattino

di Titta Fiore

Tutto è pronto, a Hollywood, per festeggiare Lina Wertmuller: oggi la nostra regista riceverà l’ Oscar alla carriera a quarantadue anni dalle quattro nomination ottenute per «Pasqualino Settebellezze», quando fu la prima donna al mondo a essere candidata per la migliore regia. Ad accoglierla, sono attese star di prima grandezza come Sophia Loren, Al Pacino, Leonardo DiCaprio, Nicole Kidman e Brad Pitt. E da domani avrà la sua stella sulla Walk of Fame, la strada delle celebrità: stella numero 2679, per un puro caso posta accanto a quella ottenuta qualche anno fa dall’ amico Ennio Morricone, che per Lina compose le musiche del primo film, «I basilischi», presentato ieri sera nello storico Teatro Cinese, il tempio del cinema di qualità sull’ Hollywood Boulevard. Alla cerimonia della posa interverranno lo sceneggiatore Steven Zaillian, reduce dal set di «The Irishman» di Scorsese, e Pascal Vicedomini, segretario generale dell’ Istituto Capri nel mondo e patron del festival Los Angeles, Italia, che molto ha lavorato all’ omaggio hollywoodiano e da tempo ha coinvolto personalità del calibro di Sophia Loren, Helen Mirren, Vanessa Redgrave e Taylor Hackford a sostegno della candidatura della Wertmuller negli ambienti dell’ Academy.

Ieri, a poche ore dal galà dell’ Oscar onorario, il Governors Awards, la regista novantunenne, da sempre portabandiera della creatività femminile, nella Hollywood rivoluzionata dal MeToo ha ricevuto l’ omaggio della Women in Film, l’ associazione che da anni si batte per i diritti delle donne nel cinema aprendo una linea legale di aiuto contro le molestie e vigilando sul gender equity e sull’ inclusività nell’ industria dell’ audiovisivo.

«Una quarantina di film nella sua carriera, in un’ industria dominata dagli uomini. Immaginiamo con quale forza, capacità e tenacia una donna possa aver fatto tutto questo e senza l’ aiuto degli studios» ha detto la produttrice Amy Baer al pranzo d’ onore della regista in un grande albergo di Beverly Hills. Agli applausi si è unita la regista Nancy Meyers: «Lina Wertmuller è una fonte di ispirazione, un’ icona per noi tutte che lavoriamo nel cinema».

Arrivata a Los Angeles con la figlia Maria Zulima, che a Cannes per il restauro di «Pasqualino» aveva confessato di sperare nel premio («Sarebbe bello se a questo punto le dessero l’ Oscar»), Lina si gode ogni istante di un’ intensa settimana di celebrazioni. L’ idea di ricevere un riconoscimento così prestigioso, caldeggiato anche dall’ ammirazione di Leonardo DiCaprio, le ha da subito messo allegria. «Sono davvero grata all’ Academy per la decisione di assegnarmi questo riconoscimento» aveva detto all’ annuncio della bella notizia,«non me lo aspettavo e quindi mi fa tanto più piacere, me lo prendo volentieri. Grazie a Dio, gli americani mi hanno sempre voluto bene».

Della storica candidatura del 1977 aveva raccontato soprattutto di quanto si divertì a infrangere il rigido regolamento della serata. «Eravamo in mondovisione, per nessun motivo avrei dovuto lasciare la sala. Ma io me ne fregai e al mio posto feci sedere l’ amica Lalla Kezich. E così tutte le tv inquadrarono lei». Sulla dedica non ha mai avuto dubbi: «Voglio dedicare l’ Oscar a mio marito Enrico Job e a mia figlia Mauci’, i grandi amori della mia vita». Con «Pasqualino Settebellezze», storia di un povero diavolo napoletano scampato tra mille peripezie al lager nazista, porta all’ Oscar anche un po’ di Napoli e l’ idea di un omaggio indiretto a una città tanto amata e tanto presente nel suo cinema l’ ha resa felice. Perché sono numerosi i film – da «Un complicato intrigo di vicoli e delitti» a «Francesca e Nunziata» – che la legano agli scrittori e agli attori partenopei, a Sophia Loren e Francesco Rosi, a Luca De Filippo e Raffaele La Capria, a Domenico Rea e Luciano De Crescenzo. E a loro si aggiunge Giancarlo Giannini, napoletano d’ adozione che con la Wertmuller ha girato nove film e ora dice: «Le devo tutto»