Focus di Massimo Maresca – Giù le mani dai nostri ragazzi!

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Focus

di Massimo Maresca

 

Giù le mani dai nostri ragazzi!

 

Parliamo della chat dell’orrore.

“La discesa agli inferi è la stessa da qualsiasi luogo”. Queste parole, che sono comunemente attribuite al filosofo presocratico Anassagora, ci aprono la mente su un fatto di cronaca abbastanza agghiacciante, ma purtroppo non tanto nuovo. Una chat, priva di ogni tatto etico, inneggiante a concetti di violenza, antisemitismo (con relative esaltazioni dei dittatori Hitler e Mussolini) e contenuti sessuali (evitiamo di entrare nei particolari!), creata e alimentata da un gruppo di ragazzi nel torinese. Specifichiamo che la chat in questione è “un vero e proprio inferno!”, come l’ha definita la madre che ha denunciato ha fatto venir fuori la cosa, che ha coinvolto adolescenti da tutta Italia. Ciò che è venuto alla luce ha fatto nascere non poche domande, soprattutto sull’essere genitori oggi e su come comportarsi con i cellullari dei propri figli.

Abbiamo pensato di interpellare la cara dott.ssa Giulia Ruocco, giovane psicologa clinica caprese, specializzanda in psicoterapia, e le abbiamo chiesto alcune considerazioni in merito alla vicenda.

«L’uso e l’abuso dei mezzi tecnologici è un fenomeno che cresce esponenzialmente e che interroga tutti coloro che sono coinvolti nell’azione educativa, coinvolgendo moltissimo i nostri adolescenti», ha esordito Giulia, consapevole di quanto oggi sia difficile rapportarsi ad un mondo, quello virtuale, che a volte è anche fin troppo grande per chi vi si addentra. «Questa», ha precisato la dottoressa, «è la generazione dei nativi digitali, adolescenti nati al tempo di internet; un tempo dominato dalle nuove tecnologie. Internet è un mezzo di informazione prezioso e di intrattenimento e di certo non va demonizzato».

È vero. Non bisogna demonizzare internet e tutto ciò che riguarda i nuovi mezzi che la tecnologia ci offre, ma la domanda su quale debba essere il giusto atteggiamento di un genitore verso i propri figli, Giulia non ha esitato a dire: «I nostri figli vanno resi consapevoli e competenti: essi devono essere accompagnati responsabilmente nel loro cammino di crescita». Quindi di sicuro ci vuole più attenzione sul percorso, sugli interessi e su ciò che un figlio può desiderare.

«Riduciamo gli schermi in casa», consiglia la dottoressa, «magari averli in salotto e non in cucina. Vanno individuati tempi e modi per usare questi mezzi in fasce orario consentite», un po’ come quando si dà a un figlio la ritirata o un orario per andare a dormire (senza il cellulare tra le coperte…). «È importante incentivare ogni forma di comunicazione ma soprattutto un genitore deve sforzarsi di osservare con delicatezza che cosa vivono i figli, se hanno ansie, svogliatezza o disturbi del sonno, e chiedersi in tal caso i motivi, facendosi eventualmente aiutare da chi è competente».

Giulia, infatti, ha spiegato che «tra le dipendenze di tipo comportamentale (che comunque riguardano cose socialmente accettate e non considerate alla stregua di alcool, droghe e simili) troviamo una new entry che è appunto la dipendenza tecnologica». Parliamo dell’utilizzo di macchinari “ad alto potenziale”, così definiti perché possono influenzare le nostre emozioni, come quando siamo un po’ tristi (e un social network è in grado di cambiare radicalmente il nostro umore…). «Il pericolo sta nella dispersione, che divide il reale dal virtuale. Lo smartphone, il computer e gli altri mezzi sono ormai un prolungamento di sé. Quindi è importante ripristinare, nel caso di figli adolescenti, la vita reale. Come? Stabilendo le priorità! I giovani vanno accompagnati e attenzionati! Essi sono il nostro futuro…», ha chiarito la dott.ssa Ruocco, con non poca enfasi nella voce.

«Rischiosi sono i quei blog online che diventano sette e attaccano violentemente le fasce sempre più deboli…», qui entriamo nella giungla del cyber bullismo o del mobbing orizzontale tra adolescenti. Da questo comprendiamo bene che la tecnologia è una potente arma, che usata male può far male.

«Sento di ribadire», ha concluso Giulia, «che i genitori detengono le fila e i confini della famiglia. Essi devono istituire momenti di scambio», come ad esempio chiedere a un figlio cosa ne pensa riguardo a quel fatto di cronaca o a quell’avvenimento in famiglia. «Momenti di confronto, i nostri ragazzi hanno molto bisogno di questo. Prestare loro attenzione, interessarsi a quello che succede “dentro”, affinché internet non diventi il punto di riferimento unico e non vada a sostituire la relazione sociale, la relazione reale».