Focus di Massimo Maresca – L’abuso e i limiti del giusto (parte seconda) 

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L’ABUSO E I LIMITI DEL GIUSTO (parte seconda) 

di Massimo Maresca 

 

Ci siamo occupati due settimane fa dell’abuso edilizio e di quanto una persona intenzionata a vivere in maniera giusta si trovi a combattere con una situazione complicata: ovvero doversi barcamenare in lungo e in largo per trovare un tetto sotto cui fare famiglia. Abbiamo notato che non è facile a causa della scarsità di immobili disponibili per un fitto e del fatto che negli anni le strutture extra alberghiere sono cresciute in maniera esponenziale, diminuendo oltremodo l’offerta d’affitto e aumentando orribilmente il suo prezzo, quando lo si trova. Il problema sull’isola di Capri è reale e tocca un nervo scoperto. Un vero e proprio problema sociale di grosse dimensioni, che da tempo trova la sua risoluzione in un abusivismo, definito dai più come “di necessità”. Ecco che il rischio concreto degli abbattimenti manda nel panico tanti, ma proprio tanti capresi. Ma è davvero risolutivo appellarsi al detto napoletano “chi per questi mari va, questi pesci prende” per trovare pace e accettare che vengano rasi al suolo numero immobili? 

 

È possibile che sia necessaria invece una buona e approfondita riflessione sull’argomento, prima di passare a eventuali interventi. Una riflessione che sia reale e al contempo culturale. Reale, perché gli immobili abusivi esistono, compresi i suoi abusivi o speculativi utilizzi… e culturale, perché non vanno messe sotto i piedi le ragioni della legalità.

 

Tempo fa Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione ambientale e territoriale al Politecnico di Milano, scrisse queste parole infuocate: «La sola idea di condono, trasforma il comportamento abusivo in teorema e noi in complici di metà delitti come: paesaggicidio preterintenzionale, oltraggio premeditato all’art. 9 della Costituzione, induzione al suicidio del piano urbanistico, sovversione delle virtù civiche, evasione fiscale». Un concetto sicuramente forte, magari esagerato, ma che ci fa percepire quanto l’argomento sia di ampia portata e quanto sia indispensabile avere una visione più larga. 

 

La legge nasce e sussiste per servire il popolo al quale si rivolge, e non per asservire. La legge nasce e sussiste per custodire gli interessi comuni e proteggere dallo strapotere di molti potentati. La legge nasce e sussiste per elevare la società alla quale si rivolge, e non per affossarla o deprimerla. Si può certo dissentire contro una legge, ma va tenuta sempre in debito conto. 

 

Ecco l’urgenza dell’essere reali, concreti e fattivi nelle risoluzioni. Ecco l’emergenza di portare alla luce le oggettive necessità di una popolazione e rispondere con piani e progetti ampli, non con martelli pneumatici e ruspe. Senza mai perdere di vista l’essenziale contenuto nella nostra cultura, ovviamente, ma senza dover neanche svendere le vite dei propri cittadini e al contempo pretendere da essi equilibrio, rispetto e condivisione dei problemi.

 

Per una società così piccola e così particolare come è quella dell’isola di Capri c’è tanto bisogno di equilibrio e delicatezza, caratteri che solo chi ci vive su questa virgola di terra notte e giorno, inverno ed estate, può capire. Altrimenti succederà che davvero saremo un’isola-deposito di materiali di risulta, appoggiata alle macerie lasciate dai fautori di giustizia, coi sogni di qualcuno sfasciati e coi bisogni di un popolo portati al collasso.