Focus di Massimo Maresca: L’abuso e i limiti del giusto  

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Focus

di Massimo Maresca

 

L’abuso e i limiti del giusto

 

         «E se licito m’è, o sommo Giove/ che fusti in terra per noi crucifisso/ son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?». Così si esprimeva Dante nel sesto canto del Purgatorio rivolgendosi a “Giove” (Cristo), che sembrava avere apparentemente gli occhi rivolti altrove, mentre nella società di allora numerosi tiranni spadroneggiavano sui contadini.

         Così ci si sente quando si viene intimamente feriti da una grave azione  nei proprio confronti e, se questa accade, ci si domanda quanto sia stato giusto l’atto pesante scagliato con vigore contro le mura delle proprie esagerazioni. Questo non è ovviamente il caso in cui davanti a una legge ingiusta diventa dovere disobbedirle. Si tratta piuttosto di capire dove e in che misura esista un abuso, che sia edilizio o di altra natura. Perché, si sa bene, a Capri come altrove, l’abuso non è mai un bene.

         Per ciò che ci compete, senza entrare nel merito di quanto accaduto ieri sulla dolce isola dell’amore, può essere importante farsi stimolare da un termine, sinonimo di “abuso”, che appartiene alla nostra lingua italiana e che la dice lunga a una persona che abbia ancora un po’ di sale in zucca.

La parola “prevaricazione” nasce da un’azione precisa, esattamente il prevaricare. Sta ad indicare l’azione dell’andare oltre un muro, come quando si vuole scavalcare. Solo che la parola scavalcare indica il momento successivo, quando già si sta scendendo dall’altra parte. Prevaricare è l’atto primo, quando si allargano le gambe (questa è l’immagine sintetica e potente che otteniamo) per salire sul muretto. Quindi prima si prevarica e poi si scavalca. Prima si allargano le gambe e poi si scende da sopra, dall’altra parte. Ecco il profilo tratteggiato: prevalere abusivo sugli altri da una posizione di superiorità. I limiti di ciò che è giusto vengono comunque oltrepassati.

         Non è necessario entrare in questioni morali, ma etiche sì! Quante volte può capitare di prevaricare (aprire le gambe) per andare dall’altra parte? Quante volte si scavalca (ci si trova da sopra) per andare al di là del limite? Un abuso di prima casa è sempre un abuso e qualcuno potrebbe razionalmente proporre comprensibilmente di andare in affitto, se le entrate economiche lo consentono. Ma quante abitazioni sono disponibili per l’affitto? Forse una famiglia si può permettere la formula bed&brekfast in maniera permanente? Allora chi non ha una casa di sua proprietà dovrebbe forse emigrare in un altro comune? Allora l’isola, nel caso specifico, dovrebbe diventare un enorme scoglio Guest House o vassoio d’oro delle ville di residenti presunti?

         La storia talvolta si ripete, per buona pace di Dante Alighieri che si riferiva a giudici, ecclesiastici e feudatari del suo tempo. Ma c’è un limite a cui si deve rispetto e nel prevaricare, ora come allora, ci si solleva la toga, si ritirano su i calzoni e si allarga il passo abusivo.