Demolizioni, terrore a Capri si teme boom di abbattimenti

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Fonte: Metropolis

di Marco Milano

Psicosi abbattimenti sull’isola azzurra. Sia a Capri che ad Anacapri, infatti, cresce la preoccupazione dopo le ultime notizie che vedrebbero il territorio all’ombra dei Faraglioni interessato da una serie di procedure di sgombero e demolizione di manufatti realizzati in assenza delle necessarie autorizzazioni. Una scure sulle case abusive che si abbatterebbe in molti casi anche in tempi rapidi e che sta mettendo in allarme centinaia di isolani che erano in attesa di pratica di sanatoria o comunque pur essendosi resi protagonisti di ampliamenti e costruzioni in difetto di regolamento si erano tutelati dal punto di vista legale ed avevano anche inoltrato da anni le conseguenti istanze per ottenere una revisione autorizzativa, un condono o una sanatoria parziale o totale di quanto costruito tempo addietro. Una delle pratiche possibili in molti casi è stata quella del pagamento della sanzione amministrativa che a fronte del pagamento di una “multa” anche salata risparmierebbe almeno nell’immediato demolizioni che in pochi minuti radono al suolo costruzioni erette in tempi magari anche lunghi. A mettere in definitiva fibrillazione centinaia tra capresi ed anacapresi è stata poi una recente disposizione di sgombero, ancora non esecutiva, ad onor del vero, di un’abitazione nella periferia del comune alto dell’isola azzurra. Tra le misure adottate dai comuni isolani potrebbero iniziare a figurare le acquisizioni a patrimonio pubblico delle opere abusive che quantomeno eviterebbero la demolizione di manufatti che una volta realizzati sarebbero almeno utilizzati, magari a scopo sociale ma non “cancellati”, azione quest’ultima che ha comunque un costo e controindicazioni dal punto di vista ambientale. Sul tavolo inoltre già da qualche mese figura l’ipotesi di un nuovo piano regolatore che possa tra le altre cose accettare piccoli ampliamenti se documentati da effettiva necessità e se realizzati all’interno di misure prestabilite. Un’altra idea, poi, allo studio sembra poter essere quella di calendarizzare le istanze di condono non in base alla data di inoltro della pratica ma entrando nel merito della stessa e quindi mettendo in analisi prima quelle non necessarie (e quindi che in caso di rigetto non causerebbero danni a nuclei familiari che vivono in una prima casa) e poi quelle di chi si è trovato in situazioni di effettivo bisogno ad estendere di poche decine di metri quadrati l’abitazione di famiglia pre-esistente.