Focus di Massimo Maresca: La lezione dello scorso conflitto mondiale

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Focus

di Massimo Maresca

 

La lezione dello scorso conflitto mondiale

 

Sono ormai passati ottant’anni da quando il primo settembre del 1939 la Germania dichiarò guerra alla Polonia attraverso un attacco al deposito militare polacco sulla penisola fortificata di Westerplatte, alle porte di Danzica. Una battaglia che durò circa sette giorni e che vide 182 soldati della guarnigione polacca tenere testa agli oltre 3000 tedeschi che, dopo le prime cannonate sparate dalla vecchia corazzata, attaccarono in forze dal mare, da terra e dal cielo. Questa battaglia fu la miccia che portò in seguito le fiamme del conflitto su tutta Europa e che vide coinvolte tutte le potenze belliche del mondo.

La nostra conoscenza si basa chiaramente su nozioni scolastiche, per qualcuno accademiche, e comunque riduttive e semplificate. La maggior parte di noi non conosce gli sviluppi, i motivi e le scelte che portarono ad alleanze tra nazioni e schemi bellici, insieme alla morte di milioni di persone, la stragrande maggioranza civili, cioè povera gente comune. Noi, uomini e donne del terzo millennio, non possiamo capire ovviamente cosa possano essere stati quei giorni, quegli anni, quei tempi in cui si sentiva sulla pelle non tanto l’umidità dei giorni estivi e quindi la necessità di andarsi a fare un aperitivo magari al tramonto. No… sulla pelle si sentiva il terrore. Siamo fortunati a non aver conosciuto quei momenti. Molto fortunati.

L’ottantesimo anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale dovrebbe farci meditare su tre punti importanti i quali, dopo attenta riflessione, dovrebbero metterci in guardia sulle dinamiche pericolose sottese al nostro cammino sociale.

In primis attenzione alla “cooperazione”. Il conflitto che oggi ricordiamo come un brutto mostro del passato si è basato su alleanze forti stretta tra nazioni potenti e, se è vero che inizia con lo scontro tra Germania e Polonia, si conclude drammaticamente tra Stati Uniti e Giappone, con lo sgancio di bombe nucleari… Cosa significa oggi coalizzarsi per le nostre società? Cosa significa stipulare patti che apparentemente portano “beneficio” ai contraenti? Potrebbero dare il la a “malefici” sociali?

In secondo luogo stare attenti ai “mezzi coercitivi”, non solo al possesso o meno delle armi. È coercitiva la pubblicità, gli strumenti di marketing e comunicazione, l’innamoramento e la fame. Come sono coercitive la paura della morte e l’odio verso l’altro. Come insegniamo ai nostri bambini a fare attenzione a ciò mettono in bocca e considerando il rischio che corrono nell’ingerire oggetti piccoli e pericolosi, così dovremmo essere molto diffidenti verso quanto ci viene propugnato per verità assoluta e che ci può affabulare, “abbabbiare” e stordire. Ha detto bene il prof. Philip Kotler: «Il marketing non morirà mai».

Infine si rende assolutamente indispensabile “non ignorare” i fatti (vedi ad esempio i campi di concentramento!). L’atteggiamento più pericoloso di tutti si riassume nel non voler capire, nel cercare il proprio posto tranquillo e disinteressarsi al resto, prepararsi un bel paio di pantofole per guardare il proprio orticello. L’omertà della gente è da sempre un’arma di auto-sterminio di massa… Teniamo a mente un’espressione del grande Gino Strada che ha detto: «Ignorare la sofferenza di uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi».