Capri, a Marina di Caterola Sophia Loren non balla più

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Fonte: Il Mattino

di Giovanni Chianelli

A Capri tutto è un tuffo. Al cuore, per le bellezze che rivela a ogni angolo. Nell’ acqua, che in certi punti si fa di un blu impossibile da vedere altrove. Nella storia, in vari sensi, anche se è probabilmente una leggenda quella che riporta la sinistra abitudine dell’ imperatore Tiberio di lanciare i corpi dei condannati dalle alte rupi dell’ isola, dopo averli fatti bastonare dai suoi scagnozzi: «Si fa vedere in Capri il punto in cui l’ imperatore si rivelava tutta la sua crudeltà, facendo precipitare in mare alla sua presenza, le sue vittime, dopo averle a lungo martoriate con ogni maniera di tormenti» scriveva Svetonio.

Ma chiunque, appena arriva, è tentato di tuffarsi nella mondanità, tra stradine affollate di vip e locali dove si balla sui tavoli. Perché a Capri tutto è instabile, e persino la danza inventata da Guido Lembo nel suo Anema e Core restituisce, bonariamente, questa idea. Così, alla fine delle nottate più folli e delle escursioni più suggestive, a Capri tutto può crollare. Colpa della sua natura impervia: dando uno sguardo alla mappa delle aree interdette per dissesto geologico si ha la sensazione che l’ isola più famosa al mondo nasconda, in praticamente ogni punto, un’ insidia.

Zone note come quella delle rovine romane dell’ Esedra, alcuni tratti nei pressi della Grotta azzurra, o i Bagni di Tiberio. Oppure meno conosciuti, Gasto e Cala del fico. A rischio frane gli specchi d’ acqua antistanti la Grotta Bianca e Occhio Marino, la Grotta dell’ Arsenale sotto via Krupp dove è vietato fare il bagno sotto costa e per ormeggiare le proprie imbarcazioni bisogna tenersi a distanza di sicurezza.

C’ è poi la spiaggetta del Capo, su cui affaccia la celebre Villa Jovis. Nel 1992 un sasso caduto dall’ alto del costone colpì mortalmente un bambino di 6 anni, Desio Gargiulo, colpevole solo di star facendo un bagno.

L’ interdizione arriva anche ad Anacapri, il cui territorio è più scosceso, come suggeriscono le immagini di «Capri-Revolution» di Mario Martone. Qui da sempre c’ è il rischio di cedimenti delle fasce costiere: nel comune anacaprese sono incluse Cala Ventroso, Punta Tuono, Cala di Limmo e l’ area precedente la mitica Grotta Azzurra. Nel novembre 2014 una frana investì Marina Piccola; lo smottamento interessò un lungo tratto di costa alta che, partendo dalla zona denominata Villa Casa Mia, finì sulla spiaggia pubblica.

E c’ è Marina di Caterola. La zona accanto al porto turistico, la stessa dove nel 1959 venne girato «La baia di Napoli», con Clarke Gable, Sophia Loren e Vittorio De Sica. «Povero Joe» dice la Loren a Gable mentre sullo sfondo si nota il porto. Sta parlando della scomparsa del fratello di lui. «Gli piaceva tanto, il mare in tempesta. Io lo capisco: se si potesse scegliere la morte, pure io chiederei di morire nella baia di Napoli in una notte d’ autunno».

Quasi una premonizione per quanto accadde nel 1979. Tutti, a Capri, ricordano la morte di «’o Ferone», l’ anziano pescatore travolto da una specie di tsunami sulla sua barchetta di legno, dopo una spaventosa frana di rocce. Il vecchietto era a 100 metri dal costone: ciò che arrivò a mare, per smuovere acque così lontane, doveva essere una valanga.

«Da allora, l’ ordinanza numero 41 delle autorità marittime vieta l’ accesso via mare al costone», spiega il tenente di vascello Daniele Praticò, comandante della Capitaneria di Capri, «per 500 metri di costa, dall’ inizio del molo del porto turistico e per 100 metri verso levante, la zona è off limit».

Il divieto coinvolge terra e acqua: oltre le reti che avvolgono le rocce, a mare è stata installata una barriera galleggiante anti-traffico. Le boe sono l’ ultima misura adottata dopo l’ escalation che, negli ultimi tempi, ha interessato la Marina. L’ autunno evocato dalla Sophia nazionale è il momento più critico. Nel 2016 e nel 2017, dopo le prime piogge, tra settembre e ottobre, vari smottamenti e movimenti franosi hanno causato i crolli. Quello più «spettacolare» nel febbraio 2018, filmato da alcuni passeggeri della Caremar e diffuso in rete. Nel video si vede un’ enorme nuvola alzarsi dal mare e, più sopra, la costa mangiata dal disastro.

Che fare? «Quella zona è nota per il rischio frane. Abbiamo subito segnalato alla Protezione civile regionale la necessità di un sopralluogo» spiegava nei giorni successivi il sindaco Gianni De Martino. Oggi non è più lui il primo cittadino, dopo l’ elezione, di questa primavera, di Marino Lembo. Ma l’ idea resta chiara: «Capri ha l’ urgenza di tenere sotto controllo un fenomeno che chiunque conosce da tempo, su cui chiediamo interventi regionali». Di nuovo la Regione, insomma. Che nei tanti punti di una Campania che crolla dovrebbe correre ai ripari, tappando gli innumerevoli buchi. Però Capri è Capri: «Per lo spettacolo che oggi offre l’ isola, si ama Capri, oramai, con la stessa inconsapevolezza che può avere un bambino per il fuoco» dice Alfredo De Dominicis, scrittore ed editore, frequentatore dell’ isola sin dalla nascita. «O, ad essere più realisti, con la cecità di un uomo privato del suo bastone».