L’Anema e Core di Capri: intervista a Gianluigi Lembo

0
295

Fonte: L’Officiel

di Tarcila Bassi

Se si pensa a Capri viene subito in mente il mare, i faraglioni, la buona cucina e ovviamente il divertimento. E il “Place to be” per la vita notturna dell’isola è sicuramente la Taverna Anema & Core . Da qui negli anni sono passati attori del calibro di e cantanti come Jennifer Lopez, è una destinazione dove divertimento, tradizione e folclore si incontrano da oltre 20 anni. La Taverna ha aperto “solo” nel 1994 per intuizione di Guido Lembo, cantante e “pagina” fondamentale della storia dell’Isola, che rivisita la tradizione degli chansonnier ed i pezzi da novanta della musica napoletana con un repertorio moderno, i grandi classici anni’ 70, le piu recenti hit di successo internazionale con tanta ironia. L’Anema & Core e l’esuberanza e l’ospitalita di Guido, l’entusiasmo e la bravura della sua band e di tutto lo staff, il sorriso di Gianluigi, figlio di Guido, nuova voce e riferimento del locale. Ed è proprio a Gianluigi Lembo , che oggi calca il palco ogni sera, che abbiamo cghiesto di raccontarci la sua Capri, i posti del cuori e alcuni inediti episodi avvenuti in Taverna. I posti da vedere a Capri “per forza”? L a grotta bianca, da visitare salendo tutti gli scalini ma anche l’alba da Marina Grande è una grande emozione, i Faraglioni di notte tra le luci dei panfili e Villa Fersen dopo aver letto “L’esule di Capri”. 3 ristoranti imperdibili? Paolino, Aurora e Villa Verde Quale, dei personaggi che sono passati da Anema e Core, ti ha colpito di più? Jennifer Lopez, l’emozione più grande, Di Caprio incappucciato per non farsi riconoscere, e , andando più indietro nel tempo, Naomi Campbell e Joaquin Cortes. Un ricordo che ti fa sorridere di qualcosa successo in Taverna? Ce ne sono tanti, ma tra gli ultimi penso allo scorso sabato notte , quando mancata la corrente per 10 minuti, in un locale “normale” la gente sarebbe andata via senza la musica, luci, aria condizionata etc.. Invece no, 10 minuti tutti lì a cantare “O’ sudato nnammurato”, che è un po’ il nostro inno.