«I Nomi di Capri» e «L’isola che c’è», doppia riedizione a Capri con Perillo

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Fonte: ilmattino.it

di Mariano Della Corte

Capri. Si è tenuta sabato sera, presso la terrazza della Galleria Gaudeamus, la presentazione della nuova edizione dei libri: “I Nomi di Capri. Origine e storia di strade, corti e dintorni” di Salvatore Borà e “L’isola che c’è. Capri raccontata ai ragazzi” di Antonello Perillo, entrambi editi da La Conchiglia. Per l’occasione un folto ed attento pubblico di habituè e capresi ha ascoltato le parole del capo redattore del TGR Campania Rai, Antonello Perillo, che ha parlato del suo rapporto pluridecennale con Capri, a cui lo legano profonde amicizie e la passione per la bellezza e la storia del luogo.

A moderare l’incontro Riccardo Esposito, editore de “La Conchiglia” che ha presentato le novità dei due testi. Il primo dello scomparso prof. Borà, un vero e proprio manuale per conoscere la storia dei toponimi di Capri, in una nuova veste grafica, con tutta una serie di note raccolte ex post dai vari lettori ed esperti sulla stessa toponomastica isolana. Borà era un insegnante molto amato sull’isola, sia per la sua opera d’insegnamento tra le giovani generazioni di Anacapri e Capri che per il suo impegno culturale e civile, portata avanti anche attraverso i Lions ed in qualità, per tanti anni, di segretario del partito socialista di Capri. Esposito nel presentare la nuova edizione del testo ha dichiarato: «tale volume è diventato un patrimonio collettivo condiviso, presente in quasi tutte le biblioteche delle case capresi, un vero e proprio ipertesto che permette e alimenta la conoscenza endemica del vivere civile della comunità caprese».

In seguito è stata presentata la nuova edizione del testo di Perillo, edito in prima stampa nel 2004, un volume pensato appositamente per i ragazzi, con uno stile molto comunicativo e scorrevole, arricchito dall’aggiunta di una serie di disegni, realizzati dagli stessi bambini dell’isola, grazie al coordinamento e supervisione di vari insegnanti capresi, tra cui la maestra Pina Vuotto ed il prof. Mario Isita. In seguito, Perillo, nel suo intervento ha parlato dell’importanza dei testi come quello di Borà per la memoria storica di Capri ed ha fatto riferimento ad un altro testo dello scomparso professore “Piccola guida storica di Capri” come uno dei libri cardine per conoscere l’isola, dei percorsi in pillole, illustrati mirabilmente che permettono una chiave d’accesso preferenziale al patrimonio storico e naturalistico di Capri.

Perillo, in riferimento alla riedizione del suo testo, ha ricordato la figura di un altro illustre giornalista ed amante di Capri, Roberto Ciuni, che accolse a suo tempo con entusiasmo la sua idea di pubblicare un volume su Capri, destinato ad un pubblico di ragazzi. Il successo del volume è stato confermato dal fatto che oggi esso venga utilizzato come materiale didattico, da quanto ha dichiarato la stessa maestra Pina Vuotto, ed anche come testo per riadattamenti teatrali con i bambini, per comunicare loro la storia millenaria dell’isola.

“L’isola che c’è” è un libro che coinvolge ed appassiona perchè condensa una serie di aneddoti e permette al viaggiatore di trasformare la propria vacanza in una fantastica esperienza tra testimonianze del passato, scenari mozzafiato e credenze popolari. Il volume dà ai ragazzi la possibilità di non fermarsi all’effimera esperienza della Piazzetta o alle “vasche” tra negozi e boutiques ma permette, ai giovani e meno giovani, di sapere che lì dove ora si accendono i flash per attori, calciatori e starlette, nei secoli si sono avvicendati re, imperatori, scrittori, nobildonne, poeti.

Perillo ha voluto concludere il suo intervento con le parole del grande autore napoletano recentemente scomparso, Luciano De Crescenzo, che a Capri era di casa, dicendo: «come sosteneva il compianto De Crescenzo che parlando di Napoli aveva dichiarato: “Napoli è l’ultima speranza dell’umanità”, credo che anche Capri, come la stessa Napoli, possa essere l’ultima speranza che abbiamo; la sua bellezza e la sua storia possono contribuire ad educare i nostri giovani al bello e così permettere loro di apprezzare maggiormente la nostra natura e cultura».