Il fascino della maratona

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Fonte: Il Mattino

di Francesco De Luca

Il Golfo di Napoli per lui non ha segreti. «L’ ho già fatta quindici volte». Dagli anni 70 al Terzo millennio, quindici volte Capri-Napoli, la maratona che inventò il giornalista del Mattino Lello Barbuto. Claudio Plit, argentino di Rosario, la città di Lionel Messi, ha 64 anni. Si tuffa domani per l’ ennesima sfida al mare e al tempo: Capri-Napoli numero 16, dopo averne vinte quattro (1979, 1980, 1981 e 1986) e aver disputato l’ ultima nel 2004, a 49 anni. Plit, a questa età è il caso di affrontare una maratona? «È un ritorno insperato in questa gara, la prima di una certa importanza che ho affrontato nella mia carriera. L’ anno scorso ero tornato qui come allenatore della squadra argentina, però ho sempre continuato a fare nuoto e sono in buone condizioni. Non posso permettermi una gara completa, sui 30 chilometri, ma una frazione della staffetta con altri cinque nuotatori certamente sì». L’ obiettivo è vincere come ha fatto quattro volte? «Un attimo: questa organizzata da Luciano Cotena, il figlio del mio grande amico Elio, ex campione di pugilato, è una gara non competitiva. Ma io non sono qui per vincere. Nella staffetta ho un compagno di 66 anni e un altro di 55. Vogliamo divertirci. E, per me, questo è un bel ritorno al passato. Mi sono rallegrato a rivedere al Lido Le Ondine di Capri certe atmosfere e certi personaggi: mi sembrava di essere tornato a quei giorni magnifici». Gli anni 70 in cui la Capri-Napoli era uno degli eventi più importanti in città. «Ho passeggiato con mio figlio Jeronimo e gli ho indicato il lungomare di via Caracciolo che era il punto di arrivo, il Castel dell’ Ovo dove venni premiato da Maradona, l’ ufficio del Mattino dove lavorava il mio grande amico Lello Barbuto… Sono state emozioni forti anche per chi come me, uomo di sport, è abituato a guardare al futuro». Quell’ estate dell’ 86, ultimo trionfo e trofeo consegnato da Diego. «Mi fecero una bellissima sorpresa. Andai al Castel dell’ Ovo con il mio allenatore Giulio Travaglio, grande campione napoletano, e Cotena e trovai Maradona, che aveva al suo fianco Patrizio Oliva, proprio quell’ anno vincitore del titolo mondiale di pugilato. È un ricordo che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita: ogni giorno che passa, rivedendo quella foto, provo una grandissima emozione. Argentini e napoletani condividono l’ amore per un personaggio unico come Diego. La famiglia e il nuoto mi hanno dato grandi gioie. Con mia moglie Maria Eugenia e i miei figli Jeronimo e Mauro ho creato un centro sportivo a Mar del Plata, dove provo a insegnare questa disciplina e a trasmettere certi valori. Un esempio? A Napoli guido ho un gruppo misto di undici nuotatori argentini e brasiliani: li abbiamo mischiati nelle staffette perché è questo il senso dello sport». La prima gara di gran fondo a 12 anni, quando attraversò il fiume Paranà. «Troppo piccolo o incosciente? Ero spinto da una grande passione, quella che continuo ad avere ancora adesso anche se non ho la forza dei 20 anni e della mia prima Capri-Napoli, quando arrivai al secondo posto e dissi a me stesso che sarei tornato per vincerla». Il mare non le ha mai fatto paura? «Il mare non ti fa paura se lo rispetti e se sei prudente. Bisogna nuotare in gruppo e mettere la boa di segnalazione. Va fatto sempre, anche in un semplice allenamento. Così non si corrono rischi e ci si diverte». Ha contato le ore trascorse in acqua, tra maratone nel mare e nei fiumi? «No, ma ho contato le vittorie: le quattro Capri-Napoli ma anche le quattro Santa Fe-Coronda, una gara lunga 57 chilometri. E ho contato i paesi in cui ho gareggiato in oltre mezzo secolo: tutti, esclusi Germania e Nuova Zelanda».