«Io, da autista a Pulitzer miracolo della scrittura»

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Fonte: Il Mattino – Cultura e Spettacoli

di Ugo Cundari

Star dell’ ultimo fine settimana della rassegna «Le conversazioni», che ha per tema il pregiudizio, è lo scrittore americano Andrew Sean Greer, premio Pulitzer 2018 con Less. Oggi alle 19 in piazzetta Tragara a Capri parlerà del suo ultimo romanzo La via dei pianeti minori, pubblicato in Italia, come il precedente, da La nave di Teseo. È la storia di un ragazzo morto durante una pioggia di meteore causata dal passaggio di una cometa e di come questa tragedia abbia influenzato le vite di un gruppo di giovani astronomi. Domani a Capri ci sarà Leslie Jamison, autrice di Rinascere, alcol, intossicazione e storie di guarigione (Mondadori), domenica Howard Jacobson, vincitore nel 2010 del Man Booker Prize con L’ enigma di Finkler (La nave di Teseo). Con Greer ci sarà Antonio Monda, ideatore della manifestazione insieme a Davide Azzolini.

Greer, nel mondo di oggi i pregiudizi aumentano sempre di più?

«Non loro ma i leader mondiali che li cavalcano, come il mio ridicolo presidente Trump, e di conseguenza le persone che si sentono autorizzate a esprimere odio per motivi di razza e religione, a trattare come esseri non umani immigrati, rifugiati, trans, gay. Ci vorranno generazioni perché gli Stati Uniti superino gli odi e le paure innescate da Trump».

Che effetto fa vincere il Pulitzer?

«Per qualche mese ho avuto stampato in faccia un sorriso quasi da ebete, poi alla lunga ha prevalso un senso di pace e l’ orgogliosa convinzione: ora posso scrivere quello che voglio».

Ha faticato per diventare scrittore?

«Per anni ho fatto l’ autista, il maître d’ hotel, l’ assistente avvocato, il segretario d’ ufficio, il copywriter per Nintendo. A poco a poco i lavoretti si sono avvicinati alla mia vita di scrittore, sono stato food writer, travel writer e così via. L’ ultimo lavoro che ho avuto è stato direttore della Fondazione Santa Maddalena per scrittori, in Italia».

Cambia spesso registro narrativo, qual è quello che sente più suo?

«Con Less ho trasformato scene che in passato avrei reso con un tono triste in fatti divertenti.
Nell’ ultimo romanzo sono tornato a uno stile più malinconico e struggente. Quale dei due preferisco? Dipende dal mio stato d’ animo».

Come è nato «La via dei pianeti minori»?

«Non ne sapevo nulla di astronomia, ho letto tutto quello che potevo sull’ argomento e per un po’, a mezzanotte, ho tirato fuori la coperta e ho guardato il cielo.
Che brivido osservare la via Lattea da un pianeta sperduto in una galassia sperduta nell’ universo.
Col tempo ho acquisito la capacità di nominare stelle e costellazioni. Dopo aver finito il libro ho subito dimenticato tutto».

L’ amore è uno dei temi ricorrenti, se non il più ricorrente, di tutti i suoi romanzi.

«L’ amore è la più grande opportunità per prestare attenzione a ogni momento della propria vita. Perché non possa fare a meno di scriverne non so, e in fondo credo anche di non conoscerne affatto i meccanismi. Il guaio è che siccome ne scrivo molti lettori mi chiedono consigli di cuore».
Ce ne dia uno «Di solito ammetto di non saperne nulla. Una sola cosa ho imparato. Per far durare un rapporto di coppia è necessario che ognuno si aspetti dall’ altro che cambi, che si contraddica. Le persone sono complesse, bisogna accettarlo per amare realmente».

Mai stato prima a Napoli?

«Una volta, programmai tutto nei minimi particolari, volevo essere portato in giro da una guida esperta del posto. Me la trovai lì ad aspettarmi all’ aeroporto, 93 anni ma con un’ energia da paura. Mi avrà raccontato cento storie e mi ha fatto ingozzare di mozzarelle e pizze fritte. Da allora penso che Napoli sia un giardino di favole e delizie. È così, vero?».

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