Capri, il giallo: Incastrato con la coca per soffiargli l’ appalto

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Fonte: Il Mattino – Primo Piano Napoli

di Viviana Lanza

CAPRI, il giallo

Panico, imprenditore salernitano fu estromesso da lavori sull’isola.

Nel suo furgone fu trovata droga dopo 30 mesi scatta l’archiviazione.

LA STORIA

Fu vittima di uno gioco sporco, l’ imprenditore salernitano Marcello Panico. La cocaina nel furgone della sua ditta non apparteneva a lui, ma fu fatta ritrovare lì per metterlo in cattiva luce e fargli perdere l’ appalto per la manutenzione dei cavi telefonici sull’ isola di Capri. Fu tutta una montatura con tanto di impatto mediatico e articoli pubblicati su un sito di informazione web per rendere quasi automatica la sua estromissione dai lavori. Accadeva il 18 gennaio 2017. Le indagini della Procura hanno ricostruito escludendo qualsiasi responsabilità di Panico e ottenendo per lui l’ archiviazione del caso. La decisione è stata firmata dal gip Fabrizio Finamore che ha accolto la richiesta di archiviazione del pm Giancarlo Novelli, di cui ha dato notizia il Fatto Quotidiano.


LA MONTATURA

Gennaio 2017. Una soffiata alla polizia porta alla scoperta di cinque palline di cocaina all’ interno del furgone della ditta Telecom Reti srl di cui Marcello Panico risultava amministratore unico. Panico, imprenditore quasi sessantenne originario di Salerno, sull’ isola di Capri curava per conto della Sirti lavori di installazione e manutenzione dei cavi telefonici. Un incarico al quale ambivano anche altri imprenditori del luogo. Quando viene scoperta la droga sul suo furgone, Panico nega ogni accusa e anzi denuncia un’ ipotesi di simulazione di reato, evidenziando come al sequestro siano seguiti un immediato risalto mediatico e in maniera quasi automatica la perdita dell’ appalto affidato all’ imprenditore G.M. Panico viene comunque indagato per possesso di sostanze stupefacenti e parte l’ inchiesta. .

LE INDAGINI

Si scopre che il sequestro di droga nel furgone dell’ imprenditore era stato annunciato qualche giorno prima dal giornalista F.S., che lavora per una testata online caprese. «Veggente o astuto ideatore di un piano strategico?» si legge in uno dei passaggi del provvedimento di archiviazione in cui si ricapitolano i fatti. Le indagini svelano anche l’ amicizia e i contatti telefonici tra il giornalista e l’ imprenditore subentrato a Panico nell’ appalto per la manutenzione dei cavi telefonici, contatti molto frequenti soprattutto nei giorni immediatamente precedenti il sequestro della cocaina a carico di Panico. Coincidenza? Resta l’ interrogativo. L’ inchiesta intanto prosegue. Si scopre che il furgone dove era stata trovata la droga era usato non solo da Panico ma anche da suoi operai e che l’ ultima volta era stato impiegato per lavori di riparazione dei cavi in un cantiere dove era presente anche l’ imprenditore G.M. con alcuni suoi operai. Coincidenza? Si continua a indagare. Uno degli operai di Panico confida di essere stato avvicinato dall’ imprenditore concorrente che gli avrebbe detto di organizzarsi perché di lì a poco avrebbe dovuto lavorare con lui, arrivando a ipotizzare il complotto e esclamare «già era…tutto stabilito».

LE CONCLUSIONI

Incensurato e sulla soglia dei sessant’ anni, per Panico viene esclusa ogni ipotesi di accusa in merito alla cocaina trovata nel furgone. Il pm Novelli lo descrive così all’ esito delle indagini: «Imprenditore irreprensibile, salernitano e residente a Bellizzi, quindi estraneo al contesto caprese particolarmente chiuso per via della connaturata realtà isolana e pertanto estremamente scomodo». In questa descrizione è racchiusa anche la spiegazione di quello che sarebbe accaduto: Panico fu incastrato, vittima di una montatura, per essere estromesso dall’ appalto. Di qui l’ archiviazione per l’ imprenditore salernitano, la fine di un incubo.