Capri: Lo scrittore indiano Ghosh, ospite domani a “Le Conversazioni”: «Napoli? Non è più vivace»

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Fonte: Il Mattino – Cultura Napoli
 
di Ugo Cundari
 

Lo scrittore indiano Amitav Ghosh sarà ospite domani a «Le conversazioni» di Capri. «Nel 1981 la città era colorata e vibrante, ora pare una delle tante metropoli europee».

La super star del primo fine settimana caprese della rassegna internazionale «Le conversazioni» è lo scrittore, giornalista e antropologo indiano Amitav Ghosh. Domani alle 19 a piazzetta Tragara parlerà con Antonio Monda, ideatore della manifestazione insieme a Davide Azzolini. Ieri è stato il turno della regista e scrittrice americana Marisa Silver, oggi dello scrittore e giornalista originario di Baltimora Ta-Nehisi Coates. Il prossimo fine settimana, stesso luogo stesso orario, parleranno dei loro progetti e del pregiudizio, tema della rassegna, il premio Pulitzer 2018 Andrew Sean Greer venerdì 5 luglio, Leslie Jamison sabato, lo scrittore, giornalista e conduttore televisivo britannico Howard Jacobson domenica. Ghosh, uno dei più grandi scrittori indiani, vive tra Goa e New York. Romanziere e saggista, gli ultimi suoi libri tradotti in italiano, per Neri Pozza, sono Diluvio di fuoco e La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’ impensabile.

Ghosh, come definisce il pregiudizio nel 2019?

«Quando pensiamo al pregiudizio è quasi sempre in relazione a gruppi di umani. Tuttavia viviamo in un’ epoca storica in cui siamo costretti a prestare maggiore attenzione al mondo non umano. E in questo contesto potrebbe essere presto evidente che il più grande di tutti i pregiudizi del mondo contemporaneo è quello che nega una voce ai non umani, intendendo non solo gli animali ma anche tutti gli altri esseri viventi che ci circondano».

Si sente più scrittore, antropologo o giornalista?

«Sono innanzitutto un romanziere, anche se il giornalismo ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita. Sono spesso uscito nel mondo per scoprire quelle che mi sembravano storie importanti.
E queste storie hanno giocato una parte molto rilevante nella mia narrativa».

Quali sono le regole di un buon reporter?

«I buoni giornalisti devono essere fedeli ai fatti, ma devono anche raccontare storie avvincenti. Un giornalista che produce solo una lista di fatti non sta rendendo giustizia alla storia. È molto importante che il reporter interpreti i fatti in modo tale da rendere una storia leggibile».

La narrativa può raccontare la storia?

«Gli storici accademici amano pensare che il loro lavoro sia completamente diverso da quello dei narratori. Ma è un fatto che, per esempio, Guerra e pace di Tolstoj abbia influenzato a lungo la scrittura della storia russa. Si potrebbe dire che Il gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa abbia avuto un’ influenza simile sulla scrittura della storia siciliana».

Letteratura occidentale e letteratura orientale hanno canoni differenti?

«È stato così nell’ 800 e nel 900, oggi sono simili. In India, come in Europa, la maggior parte dei romanzi ha contesti urbani ed è incentrata su questioni di identità. È lo specchio della società. In Oriente e Occidente vigono gli stessi stili di vita basati sul più disastroso capitalismo consumista. A Shanghai, Mumbai e Seattle si trovano le stesse caffetterie. Ahimè, è un discorso che riguarda anche Napoli».

Perché?

«Sono stato per la prima volta Napoli nel 1981, quando ero studente a Oxford. A quel tempo Napoli era un posto meravigliosamente colorato e vibrante, una confluenza di Europa, Africa e Asia. Da allora l’ ho visitata diverse volte, la mia impressione è che nel corso degli anni l’ Unione europea abbia cambiato profondamente il carattere della città. Ora sembra una delle tante metropoli europee, il che può anche essere un vantaggio, ma non sembra più un posto vivace e colorato come la città dei miei ricordi».

Città e culture alternative esistono?

«Se dobbiamo cercare alternative genuine dobbiamo rivolgerci alle popolazioni indigene del Nuovo Mondo, specialmente a quelle delle Americhe».
Altro tema a lei molto a cuore è il cambiamento climatico.
«È la questione più urgente per l’ umanità, la priorità assoluta. È lo sfondo rispetto al quale bisogna affrontare tutte le altre questioni.
Che ognuno cambi il proprio stile di vita, improntandolo a maggiore attenzione per l’ ambiente e la sostenibilità, è sacrosanto. Ma c’ è bisogno di un’ azione collettiva, frutto di una nuova cultura e di una sensibilizzazione diffusa anche attraverso una nuova letteratura».

Il suo prossimo libro?

«È tempo di tornare alla saggistica».

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