“Writers in Residence” e la scoperta di “Qualcosa”, il romanzo di Chiara Gamberale

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di Fiammetta Tortoriello

Leggere, leggere e ancora leggere. Leggere per capire, viaggiare e scoprire realtà che sono nostre e realtà che non ci appartengono.

Ma oggi quanto leggiamo? Perché non siamo più tanto spinti a divertirci o a esplorare il nostro mondo interiore con un libro? E soprattutto come possiamo far capire ai giovani l’importanza della lettura? Queste sono le domande a cui Antonino Cacace ha saputo dare una risposta. Infatti il dott. Cacace ha finanziato il progetto “Writers in Residence”, per permettere agli studenti della scuola superiore “Axel Munthe” di Anacapri di incontrare degli scrittori, leggere i loro libri ed avere uno scambio con gli stessi autori. Il secondo incontro si è svolto nella sala “Mario Cacace” di Anacapri e i ragazzi hanno avuto l’opportunità di assistere alla presentazione dei libri “Metti via quel cellulare” di Aldo Cazzullo e “Qualcosa” di Chiara Gamberale.

Penso che sia abbastanza facile riconoscere una persona speciale. È stata questa la sensazione provata quando abbiamo conosciuto Chiara Gamberale, che ricorderemo come Chiara Gambe E Ali. Prima dell’incontro avevo già letto “Una vita sottile” che è la storia del suo disturbo alimentare, descritto senza troppi giri di parole e senza entrare nello specifico. Eppure con quelle parole la sua carriera ha avuto inizio e lei è riuscita a far capire che scrive quando ha l’esigenza di esprimersi, di dire la sua e di rappresentare qualcosa. Il titolo di questo libro è nato per gioco, come lei stessa ci ha spiegato. L’autrice, mentre parlava con una persona, si stava descrivendo con qualcosa e con un aggettivo che la rappresentasse. “Il gioco” è stato fatto anche durante l’incontro con Chiara, che si è definita Qualcosa di troppo ed è proseguito con noi, perché tutti abbiamo qualcosa che ci caratterizza e che ci differenzia dalla massa. Da tanto la Gamberale desiderava scrivere un libro filosofico e ci è riuscita. La protagonista è una principessa e si chiama Qualcosa di troppo perché non ha limiti e si trova ad essere esagerata in tutto quello che fa. A causa della perdita della mamma è costretta ad affrontare un forte dolore, la sofferenza la logora e sperimenta per la prima volta una sorta di apatia. Perché cerchiamo così disperatamente di colmare i nostri vuoti, di non sentirli e fare come se nulla fosse mai accaduto? Anche Qualcosa di Troppo cerca disperatamente di colmare i suoi vuoti e come tutti gli adolescenti, si getta nel vortice dello Smorfialibro, un social, in cui ognuno condivide con delle lenzuola le proprie emozioni, finendo per chiudersi in se stesso. La ragazza conosce poi il Cavalier Niente, che vive da solo e contempla l’arte del non-fare. Grazie a lui la principessa impara ad apprezzare ogni piccola cosa e a fermarsi per sentire quello che prova. Tutto ciò la spaventa e decide di scappare. La prima parte del libro, quella dedicata al dolore, termina e inizia la seconda, quella dell’amore. Qualcosa conosce e si innamora di un Principe sempre allegro, di un Conte sempre triste e di un Duca sempre indignato. La mancanza del Cavalier Niente è incolmabile tanto che non riesce a sopportare la sua assenza. Torna a cercarlo ma Niente se ne è andato, tuttavia conosce un altro personaggio molto simile a lui alla fine della storia.

Qualcosa è un libro pieno, pieno di pensieri, di emozioni e di metafore. Tutti possiamo ritrovarci in almeno una delle caratteristiche di uno dei personaggi. Tutti siamo stati esagerati. Tutti siamo stati tristi. Tutti abbiamo pensato che un like potesse renderci migliori o più attraenti. Tutti abbiamo contemplato il nulla, a volte. Tutti abbiamo creduto di esserci innamorati davvero, quando in realtà ci eravamo innamorati solo dell’idea di una persona. Tutti abbiamo provato a colmare i nostri vuoti e tutti abbiamo perso qualcosa di importante.

Era impossibile non ascoltare Chiara, ogni sua parola è energia vera.