Oscar alla pioniera Wertmüller. Prima regista donna candidata nel ’77

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Fonte: LA STAMPA

di FULVIA CAPRARA

“Sorpresa ma anche molto contenta”

Non è mai stata amante di dichiarazioni altisonanti e ha sempre detto in faccia, pane al pane, quello che pensa. Anche ieri, alla notizia dell’Oscar alla carriera , Lina Wertmüller, classe 1928, ha reagito con gioia ironica e stringata: «Non me lo aspettavo, ma lo prendo volentieri. Sono sorpresa, e anche molto contenta». L’Academy ha deciso di conferirle il riconoscimento nella cerimonia del prossimo 9 febbraio perchè «si è distinta in modo straordinario lungo la sua carriera, e per il contributo eccezionale dato al cinema». Un regalo inatteso: «E’ una bella sorpresa, ringrazio tutti – prosegue la regista -. Mi fa piacere dedicare l’Oscar a Enrico Job, compagno di vita e di lavoro, e a nostra figlia Maria». Autrice dal tocco originale e personalissimo, inventrice di un immaginario immediatamente riconoscibile, a partire dal gusto per i titoli interminabili, Lina Wertmüller è sempre stata donna di riflessioni acute, capaci di cogliere il cuore dei problemi: «C’è ancora tanto da fare – ha dichiarato di recente a proposito di MeToo e Time’s up -. Non mi pare che, rispetto ai miei inizi, si siano compiuti tanti passi avanti». E ancora: «Ci sono molte battaglie da portare avanti. Per esempio, quante sono le donne direttrici di festival? Esistono? Ecco, quelli sono i primi problemi da risolvere». Eppure proprio Wertmüller è stata pioniera di riconoscimenti al femminile, prima donna in concorso al Festival di Cannes, nel 1972, con «Mimì metallurgico», e prima donna candidata all’Oscar, nel 1977, con Pasqualino Settebellezze. Una portabandiera, con il dono dell’understatement: «Sono stata fortunata, non mi posso lamentare, diverse cose mi sono andate bene». Quest’ultimo trofeo, di recente auspicato dalla figlia, rientra in un lungo elenco di traguardi, un percorso fitto di titoli celebri, di ricordi buffi (come quello di Luciano De Crescenzo rimproverato sul set perchè «recitava con il dito»), di contrasti duraturi (Nanni Moretti l’aveva attaccata in Io sono un autarchico, a Berlino la regista lo aveva avvicinato per metterci una pietra sopra con una stretta di mano, ma lui aveva evitato l’incontro) e di legami d’acciaio, con la scomparsa Mariangela Melato e con l’attore feticcio Giancarlo Giannini che, pochi giorni fa, ha accompagnato Wertmüller sulla Croisette per festeggiare insieme il restauro di Pasqualino Settebellezze: «E’ il sodalizio di una vita – ha detto Wertmüller -, nove film insieme». L’origine del personaggio di quel film , ha poi aggiunto la regista, aveva a che fare con «una comparsa di Cinecittà, conosciuta durante le riprese di Mimì. Aveva raccontato di essere sopravvissuta in modo rocambolesco al lager nazista».

Leonardo DiCaprio con Lina Wertmüller e Giannini a Cannes

In quello stesso giorno di saluti e di interviste, è successo che si sia materializzato, a sorpresa, davanti alla signora del nostro cinema , Leonardo DiCaprio in veste di appassionato ammiratore. Una foto (scattata dal fotografo Pietro Coccia, di cui, da ieri, si piange la morte prematura) che ha fatto, in un attimo, il giro del mondo. Il divo Leo in smoking, la regista in nero con gli immancabili occhiali bianchi, ovvero la sintesi di un cinema che guarda al futuro imparando dal passato: «Si è sempre concentrata – spiegano i membri dell’Academy – su questioni politiche e sociali, scrivendo e dirigendo film importanti come I Basilischi, Mimì Metallurgico ferito nell’onore, Film d’amore e d’anarchia, Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto». Per il cinema italiano, l’Oscar a Wertmüller è un’iniezione di entusiasmo: «Ne siamo felicissimi – dichiara il direttore della Festa di Roma Antonio Monda -, è un riconoscimento che onora la sua carriera folgorante, la personalità, il talento, lo stile inimitabile e l’intelligenza di saper ridere anche di fronte a drammi e situazioni di disagio». Dall’Istituto Capri nel Mondo e dall’Accademia Internazionale Arte Ischia, Pascal Vicedomini fa sapere che la campagna per la statuetta alla regista è stata sostenuta con vigore da Sofia Loren, Helen Mirren e Taylor Hackford: «Adesso manca solo la stella sulla Walk of Fame, abbiamo già avviato la richiesta alla Camera di Commercio di Hollywood».