L’intervista, Marino Lembo «Basta folla, restituirò ai capresi la loro isola»

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Fonte Il Mattino, Primo Piano Napoli

di Antonino Pane

Capri, i piani del nuovo sindaco

«Basta folla, restituirò ai capresi la loro isola»

`Il primo cittadino di nuovo in sella dopo trent’ anni promette: meno caos `«Subito un tavolo con Capitaneria e Regione: le presenze vanno diluite»

IL PERSONAGGIO Capri soffoca, così non possiamo andare avanti. Marino Lembo, 63 anni, sposato, due figli, è il nuovo sindaco di Capri. Si è già seduto su quella poltrona nel 1989, ma allora i tempi erano diversi. A Roma gli amici erano molti e il fascino di Capri faceva il resto. Bastava alzare il telefono e di colpo i problemi si risolvevano. «Oggi non è così – esordisce Lembo – ma noi siamo pronti a lottare anche da soli. Quest’ isola va protetta, controllata, salvaguardata».

Che cosa significa, sindaco?

«Ci vuole immediatamente un tavolo con Regione e autorità marittima. Un tavolo dove la voce di Capri, dei capresi, sarà forte e decisa».

Non ricomincerà con la storia del numero chiuso?

«Non ricomincio con nulla, voglio provvedimenti ad hoc immediati per fronteggiare una situazione insostenibile.

Soffochiamo. Capri non può continuare ad essere una mucca da allattare con le mammelle sempre impegnate. Il mio è un vero e proprio appello: abbiamo i servizi al limite, anche la sicurezza è pericolosamente minata».

Sindaco la ricordavamo come una persona mite. Ora il piglio sembra quello di Salvini.

«Salvini è Salvini io sono Marino Lembo. Sono determinato, questa deve diventare un’ isola felice anche per i capresi. Ci fa piacere mostrare le nostre bellezze, ma vogliamo un minimo di vivibilità anche per la nostra gente, per quella che a Capri vive e lavora 12 mesi all’ anno».

A proposito di Salvini, si aspettava che Capri desse il 22% alla Lega?

«Io mi aspettavo di più. Non ho votato Lega, ma Capri ha sempre avuto una connotazione di destra piuttosto marcata anche quando c’ era la Dc».

Torniamo ai flussi controllati.

Cosa propone concretamente?

«Innanzitutto bisogna rivedere il piano orario degli accosti. Non è più vero che la traversata Napoli-Capri dura 45 minuti. Ci vuole un’ ora. Questo significa che gli accosti si accavallano, che la banchina del porto diventa un imbuto dove persone anziane e bambini rischiano di essere travolti. Bisogna rivedere gli orari con intervalli più lunghi».

E questo basterà?

«Certamente no. Si possono ipotizzare partenze più tardi la sera e immaginare arrivi di mattina con rientri nel primissimo pomeriggio e arrivi pomeridiani con partenze serali.

Il nodo: è troppi, tutti insieme».

Insomma: diluire, spalmare.

«E controllare. Abbiamo letto con piacere che l’ ammiraglio Vella della Capitaneria ha messo nel mirino i noleggi. Un mercato in continua espansione che provoca problemi enormi a Marina Grande e anche a Marina Piccola oltre ai pericoli derivanti da questa continua circolazione di barche intorno all’ isola. Non possiamo sopportare questo traffico, c’ è bisogno di regole più severe, deve intervenire il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti».

Addirittura?
«Siamo di fronte ad un assalto quotidiano. Ogni giorno arrivano 150,200 imbarcazioni.

Basti pensare che tra Positano e Vico Equense ci sino oltre trecento aziende che svolgono questa attività. E tutte, dico tutte, hanno Capri come terminale.

Una situazione assolutamente insostenibile ed estremamente pericolosa».

Però ci sono anche le barche dei capresi.

«E vorrei vedere. La nostra gente deve vivere. Questa è la loro isola è non sta scritto da nessuna parte che per quattro mesi all’ anno dobbiamo scannarci per poter lavorare».

A proposito, non crede che in campagna elettorale si sia parlato poco di come allungare la stagione turistica?

«Nient’ affatto. Ne abbiamo parlato e abbiamo idee chiarissime. Dobbiamo immediatamente rimettere in vetrina i nostri beni culturali, la Certosa, Villa Jovis, via Krupp, che è pubblica e deve restare pubblica, e così via. Sono attrazioni che si possono godere anche in bassa stagione con iniziative mirate. E accoglieremo gli ospiti al meglio. Dico subito alle grandi griffe di via Camerelle che non vogliamo più vedere vetrine incartate d’ inverno.

Vogliamo negozi preparati e illuminati. Tutti su quest’ isola deve sprizzare felicità anche in bassa stagione. L’ ho promesso ai miei concittadini e lo farò».

Per essere felici però ci vuole anche altro.

«Ci vuole innanzitutto serenità.

Un ospedale che funzioni veramente. Vivere con il terrore di stare male e non trovare un elicottero per arrivare a Napoli è frustrante. Questo la Regione lo deve capire. Come deve capire che non possiamo ospitare tanta gente senza un pronto soccorso veramente degno di questo nome. Noi paghiamo le tasse, vogliamo servizi veri. È un nostro diritto».

Ci sono altri nodi da sciogliere.

Ad esempio il porto turistico, i rapporti con Anacapri, l’ abusivisno edilizio.

«Comincio dall’ abusivismo. Quello di necessità, quello microscopico dei capresi è frutto di un piano urbanistico che vieta tutto. Noi vogliamo lavorare a un piano che blocchi qualunque tipo di speculazione ma che valuti le necessità di una famiglia. Il bisogno abitativo dei capresi non può essere calpestato né ignorato».

E il porto turistico?
«Il porto turistico è dei capresi e così resterà. Io ero all’ opposizione nella precedente consiliatura e ho votato a favore del nuovo statuto comunale che ne ha fatto un bene inalienabile.

Il porto turistico deve diventare ancora di più un volano per produrre occupazione e ricchezza. Questo è certo».

Anacapri? I «cugini» vi guardano male.

«Viviamo tutti sullo stesso scoglio e conosciamo bene i problemi legati al trasporto delle persone e delle merci. Abbiamo gli stessi bisogni, le medesime esigenze. Dobbiamo sederci al tavolo e discutere, insieme. Le soluzioni le troveremo, ne sono certo».

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