FOCUS di Massimo Maresca: CAPRI E I TURISTI CHE LEGGONO

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Capri e i turisti che leggono

 

Questo maggio caprese, oltre al mal tempo, sta regalando anche alcune immagini di grande serenità, come quella di qualche turista che legge. Li trovi in certi posti davvero insoliti, col mare di fronte che mantiene il ritmo alle parole e qualche raggio di sole che fa da segnalibro. Forse è merito del “Maggio dei Libri”, che fa tirare una brezza di cultura e stimola la sete di sapere, di conoscere, di appassionarsi a nuove storie. Fatto sta che tutto questo è semplicemente sorprendente, considerando che magari non sempre il turista “mordi e fuggi” ha molto tempo a sua disposizione per sostare sull’isola. Eppure fotogrammi del genere esistono ancora.

Ebbene, andando a spulciare tra le letture di interesse culturale che hanno ancora molto da dire, ci si può imbattere in un testo di Duccio Canestrini, che la Feltrinelli ha pubblicato nel lontano 2008, orami undici anni fa. In poche parole Canestrini cerca di mettere al centro l’ideale di un turismo responsabile. Ma che cos’è?

Sappiamo che il turismo e i viaggi sono fenomeni attualmente in grande crescita, definitivamente entrati a far parte di ciò che crea benessere a chi ne è protagonista. Insomma per una vita sana ed equilibrata ci vuole anche un bel viaggetto ogni tanto. E questo ci sta, considerando il fatto che la maggior parte delle persone dedica il suo tempo tra la casa e il lavoro (per chi ce l’ha…).

Se è vero che viaggiare fa bene al cuore e alle relazioni, ai nostri occhi come al nostro bagaglio culturale, è pur vero che dovrebbe fare bene anche ad altri. Il turismo responsabile tocca proprio questo concetto di bene, non solo ricercato ma soprattutto condiviso. Un bene che, prima di trasmutarsi in “benessere”, mette in atto situazioni buone per tutti.

Due i cardini principali – non serve in questo contesto entrare nei particolari -, due punti fondamentali affinché il muoversi non sia solo un atto della serie “fast food” ma possa essere un atto costruttivo e nutriente per ognuno.

Per prima cosa considerare la comunità che accoglie il flusso turistico, tenere presente che ci sono persone che hanno i loro ritmi, i loro equilibri, i loro interessi, le loro tradizioni vissute in un certo modo, la loro storia e i loro ideali per il futuro. La gente che abita in un posto è sacra e va rispettata.

In secondo luogo, è responsabile quel turismo che riconosce le bellezze dell’ecosistema e che quindi mai e poi mai andrebbe a deturparlo. La questione ambientalista qui sembrerebbe volersi imporre, ma non è questo il luogo. La cosa è più semplice: non distruggere gli habitat, mai, perché l’ecosistema non è un abbellimento che ci ritroviamo attorno: siamo noi stessi a farne parte. D’altronde un flusso turistico che a tratti somiglia ad Attila e al popolo nomade degli Unni quando invasero nel 451 l’allora Gallia, seminando morte e distruzione – almeno così ce li consegna la storia -, non può di certo essere considerato responsabile, sostenibile o rispettoso dei luoghi e delle persone che si incontrano. È vero, queste paiono essere cose scontate, ma di tanto in tanto sembrano ritornare paurosamente attuali.

Il consiglio è quello di ritagliarsi del tempo, prendere un libro tra le mani, godersi il potente mistero del luogo che si pregia di ospitarci e lasciarci ancora stupire dalla forza rigeneratrice di un attimo di silenzio o di una carezza calda colorata di sole.