FOCUS di Massimo Maresca: Capri e le sue “intenzioni”

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Capri e le sue “intenzioni”

Cronaca su un fatto di cronaca

 

Ha smosso qualcosa nel cuore dei capresi la notizia che giungeva dai media – radio, televisioni, giornali online – secondo la quale ben 51 bambini tra gli undici e i tredici anni erano ostaggio e sotto minaccia del conducente dell’autobus scolastico, nella trasferta dalla palestra al loro istituto. L’uomo in questione, l’attentatore (inutile sottolinearne le origini… tanto comunque di un comune essere umano pur sempre si tratta), in preda a una follia tutta sua – colorata dai suoi assurdi ragionamenti – aveva dirottato il mezzo verso Linate e per ben quaranta minuti circa minacciava di bruciare il bus, ragazzi all’interno compresi.

Nella piazzetta, spesso luogo di simpatici chiacchiericci da paese, l’attenzione dei locali – per la maggior parte genitori – si concentrava su questo fatto di cronaca, con oggetto principale i bambini. E quando si parla di bambini a questo mondo, si sa, ognuno aguzza l’orecchio e il cuore si infiamma, preso da un dolcissimo istinto protettivo, con esalazioni violente, verso la classe più indifesa della nostra società.

Sappiamo molto bene che una mente più o meno pensante è sempre spinta da motivazioni, o meglio da intenzioni, nel suo agire e nel suo valutare e leggere il mondo. “L’intenzione mi fa intendere”, mi verrebbe da dire con un certa solennità, cioè ciò a cui tendo intimamente mi aiuta a comprendere ciò che ho intorno. Ad esempio, se sono in possesso di un fermacapelli, uno di quelli formati da un filo di metallo curvato, e al contempo sono spoglio di cuoio capelluto (come nel mio caso…), il mio atto primo sarà quello di gettare via il fermacapelli o farne dono a una bella ragazza con la lunga chioma. Perché? Beh… per il semplice fatto che nelle mie intenzioni non c’è quella di tenere fermi i capelli (che non ho!). Ma, se non fossi semplicemente un uomo calvo ma fossi anche un abile scassinatore (cosa che in questo caso non sono, almeno per ora…), allora vedrei in quel fermacapelli il perfetto strumento per forzare una serratura e mettere a segno un crimine. Questo perché nella mia intimità il pensiero mi spinge a derubare e le cose che mi capitano tra le mani le leggo, le comprendo, le intendo secondo i miei fini ultimi (in questo caso scassinare).

So bene che la vita e la mente umana sono molto più complesse del povero ragionamento che ho appena esposto e che probabilmente, a livello psichiatrico, qualcosa non va nella testa dell’autista, certamente disturbato… che tiene sotto mira, minacciando di uccidere, 51 piccoli innocenti insieme ai loro insegnanti. Penso quindi che è importante tenere conto di quanto delicato sia coltivare intenzioni rette, limpide, intenzioni in grado di far vedere un autobus scolastico così come esso è, cioè uno scuolabus (e non un mezzo da sequestrare con i bambini dentro per darlo alle fiamme per una protesta divenuta pazzia!). Per cui ciò che dovrebbe smuovere i nostri neuroni, al di là dei fatti e delle circostanze attorno a un inquietante episodio di cronaca, consiste nel porci una semplice domanda: cos’è che ci determina e ci fa agire? In altre parole, quali sono le nostre “intenzioni”? Sapremo tendere la nostra parte interiore verso qualcosa di elevato, positivo, verso qualcosa di buono per noi e per chi ci circonda? Perché se non siamo in grado di gestire ciò che ci spinge dentro, allora non potremo mai avere piena avvertenza di ciò che realizziamo per noi e per gli altri. E tutto ciò nonostante il chiacchiericcio, qualunque esso sia!

FOCUS di Massimo Maresca