Capri e le sue sirene un passato… glorioso

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Chissà quanti oggi sanno che Capri non fu soltanto la capitale mediterranea delle stravaganze, ma conquistò il prestigioso ruolo di crocevia delle avanguardie artistiche, letterarie e politiche della prima metà del Novecento. Oggi si rimane ancora abbagliati dalla bellezza fisica di questo scoglio di poco più di dieci chilometri quadrati che incorona il golfo di Napoli, meta di un turismo ormai caotico e usa e getta, in balìa di chi meglio esibisce una ricchezza sfacciatamente cialtronesca.
Eppure le rocce carsiche di Capri, le sue famose ville, la sua arcinota piazzetta conservano nell’ intimo dei loro archivi una memoria seducente, sparsa tra i ricordi di un secolo tormentato e continuamente impegnato a sperimentare nuove forme esistenziali ed espressive. Il folto mannello di materiali che ci viene offerto da Lea Vergine in Capri 1905-1940.
Frammenti postumi (ricerche e testi di Elisabetta Fermani e Sergio Lambiase, Il Saggiatore, pp.
295, euro 29) illumina con schegge documentarie e con un prezioso corredo fotografico il volto dimenticato dell’«isola delle sirene», dove approdarono i talenti più eccentrici e le venture più imprevedibili di destini a volte maledetti.
Se c’ è una guida che possa salvarci dal labirinto dei percorsi che si disegnano tra Villa Narcissus e l’ Hotel Quisisana, tra Villa Lysis e il Caffè Morgano, essa è senz’ altro il nume tutelare dell’ età d’ oro di Capri e cioè l’ ingegnere, scrittore, archeologo, collezionista Edwin Cerio. Passato da una giovinezza turbolenta alla funzione di memoria vivente dello splendore indigeno, riversò inchiostri ironici e sarcastici sul destino della sua isola, ben presto ridotta a bivacco di tutte le stranezze e le bizzarrie, in balìa di saccheggiatori di territorio e di venditori di paesaggi sublimi.
Nei suoi libri (da Aria di Capri, 1927, a Manicomio tascabile, 1934, e a Guida inutile di Capri, 1946), Cerio sintetizzò questa deriva «psichiatrica» degli homines novi approdati come spagnoli di Hernán Cortés all’ assalto della novella America. Da sindaco, Cerio convocò nel 1922 il più bel mondo della cultura dell’ epoca in un fluviale Convegno del Paesaggio per tentare di stimolare attenzione e provvedimenti, prima che la fragile natura del suo scoglio andasse incontro all’ irreparabile. A dispetto di questi fondati timori, la particolare «isolitudine» di Capri esplose in tutta la sua flagranza, fregiandosi di un’ umanità eterodossa e innamoratissima di se stessa, anticipando la mentalità dell’ evento nelle sue messinscene teatrali, raccogliendo nella sua morbida conchiglia scrittori, artisti, politici, teste coronate, avventurieri di tutte le risme e raffinati dandies.
Fu così che il benpensantismo fu spazzato via dalle apparizioni della Marchesa Casati Stampa col suo leopardo al guinzaglio e vestita solo del suo corpo candido e affilatissimo nei ritratti pittorici. Le tennero bordone in molti, come ad esempio il pittore americano Charles C. Coleman nella cui Villa Narcissus (nomen omen) «lampade e candelabri persiani – si legge a p. 132 del libro – convivono con mobiletti di gusto bizantino, pilastri rinascimentali con sovrabbondanti pavimenti di moschea, i narghilè del fumoir con le preziose statuine lignee del tardogotico tedesco»; o anche Jacques d’ Adelswärd-Fersen che insieme al suo amante organizza cerimonie nella Grotta di Matermania a base di rituali esoterici e di massicce dosi di oppio. Vi confluiscono, poi, molti campioni delle avanguardie come Filippo M. Marinetti e Enrico Prampolini, i Circumvisionisti, gli irregolari e i ribelli come Curzio Malaparte (che si costruisce una villa) e Peggy Guggenheim, il filosofo della Scuola di Francoforte Walter Benjamin, in questo libro ritratto da Asja Lacis diventata depositaria delle sue confidenze su Franz Kafka, Marcel Proust, Johann W.
Goethe e sull’ elaborazione delle ben note Origini del dramma barocco tedesco.
Notevole la presenza della colonia russa, costituita per lo più da dissidenti e da esuli reduci della mancata rivoluzione del 1905. C’ è soprattutto Maksim Gor’ kij, che ospita generosamente Anatolij V. Lunaarskij,Aleksandr A. Bogdanov e Lenin, malgrado le diverse appartenenze politiche. Al gruppo russo è collegata l’ iniziativa di Umberto Zanotti Bianco impegnato nella fondazione di una biblioteca italo -russa, a cui dona una consistente sezione portandola lui stesso dalla Calabria. Tutto poi precipita nella voragine della guerra e nel successivo periodo in cui l’«isola delle sirene» va incontro al suo più riconoscibile destino turistico, magari accompagnato dalle immagini del film del 1949 di Luigi Comencini L’ imperatore di Capri, esilarante parodia dei passati splendori caricata ad arte dal grande Totò.

(di Sergio D’Amaro – La Gazzetta del Mezzogiorno)