Eli Roth premiato a Capri: «Così sono diventato buono»

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da Il Mattino

Eli Roth, classe ’72, è famoso per aver dato vita a «Hostel» e «Cabin Fever», due film horror/splatter che hanno segnato gli spettatori, ma con «Il mistero della casa del tempo» sembra addolcire la sua vena macabra. Il suo ultimo film, che non appena uscito nelle sale ha incassato oltre 26,85 milioni di dollari, superando il successo ottenuto con «Hostel» nel 2006, è ispirato al romanzo per bambini «La pendola magica» di John Bellairs e racconta l’ avventura di un ragazzino di dieci anni, che si trasferisce a casa di suo zio. Non sa, però, che lo zio è un mago e che la dimora in cui abita è anch’ essa magica e misteriosa, si troverà, quindi, alla scoperta di un mondo nascosto. La produzione della pellicola porta la firma della Amblin, la casa di Steven Spielberg, che ha contribuito a dare quel tocco di fanta-horror anni Ottanta alla stregua dei «Goonies» e di «E.T. l’ extraterrestre» alla storia, ammorbidendo lo stile di Roth.
Ma il creatore del torture porn non si è fermato qui e quest’ anno ha regalato al suo pubblico anche una docu-serie, «History of Horror», in cui esplora in sette puntate il mondo dell’ horror, la sua evoluzione attraverso le epoche e la sua influenza nella società per capire come mai i fan del genere sono attratti dalla paura. Capri, Hollywood, alla sua ventitreesima edizione, lo premia come «Master del fantasy».

Come mai ha deciso di realizzare un film adatto ai bambini?
«Volevo fare un film così da parecchio tempo, adesso l’ horror per bambini è diventato un genere! C’ è una grande parte di me che è molto vicina al tipo di lavoro che fanno Terry Gilliam, Guillermo Del Toro e Tim Burton e adesso sono pronto a esplorarla. Quando giri una cosa come Hostel il tuo obiettivo è far spaventare e impressionare profondamente gli spettatori, mentre con Il mistero della casa del tempo volevo che la gente si divertisse, fosse stuzzicata. È stata una bella sensazione. Mi chiedo se sono diventato buono, non lo so. In realtà credo di esserlo sempre stato. Solo che con questo film ho voluto dare la possibilità anche ai miei parenti e ai miei amici, che hanno dei bambini, di guardare un mio lavoro: finalmente adesso andranno al cinema a vedere cosa faccio!

» Realizzare una docu-serie sull’ horror era un suo sogno?
«Sì, io credo che l’ horror sia il genere che sostiene il mercato cinematografico oggi. Avrei sempre voluto scrivere un’ enciclopedia sul tema e intervistare i più grandi, prima che i vecchi maestri scompaiano del tutto, hanno già cominciato a lasciarci e non voglio che con loro spariscano anche le loro storie e le loro esperienze. Facendo questa serie ho avuto la possibilità di incontrare registi, autori e attori, come Stephen King, anzi l’ intervista con lui è stata quella che mi ha emozionato maggiormente. Questo show è un documento di cui potranno godere anche le generazioni future. Non potrei essere più fiero di aver potuto fare tutto questo grazie ad AMC, la casa di produzione».

Quentin Tarantino è uno dei suo migliori amici, cosa ne pensa del film che sta girando, «Once upon a time in Hollywood»?
«Sono stato casualmente sul suo set per accompagnare la mia ex moglie, Lorenza Izzo, che interpreta un’ italiana e ho visto lavorare anche Brad Pitt e Leonardo di Caprio. Sono certo che il film sarà un capolavoro e non lo dico per affetto. Tarantino è un grande regista, mi ha sempre coinvolto nei suoi lavori, per esempio in Bastardi senza gloria, e io sono sempre stato più che felice di collaborare con lui per la sua genialità e il suo talento, non soltanto per la sua amicizia».

Com’ è tornare a Capri?
«È il primo posto dove sono stato in Italia, grazie all’ invito che mi fece Pascal Vicedomini a questo festival. Ci torno con gioia: mi sono innamorato del vostro Paese e ormai vengo da queste parti anche per le vacanze. In verità vorrei proprio trasferirmi qui, perché con l’ Italia ho un autentico feeling, condivido il vostro senso dell’ umorismo e adoro quelli che voi chiamate b-movie e, come tutti sanno, ho una passione per Bombolo. Quando sono stato a Capri in passato, ho potuto conoscere Luca Guadagnino e ho incontrato il mio mito, Dario Argento. Vorrei dedicare una serie televisiva ai vostri maestri del cinema horror così come ho fatto per i grandi americani».

Progetti per il futuro?
«Il successo del Mistero ci ha fatto riflettere e abbiamo subito messo in cantiere il sequel. Ne siamo tutti felicissimi.
Adesso stiamo cercando uno sceneggiatore, ma Cate Blanchett e Jack Black hanno già confermato la loro presenza come attori e abbiamo la loro disponibilità sin dal prossimo autunno. Quindi credo che verosimilmente cominceremo il set in quel periodo. Anche la Amblin ha confermato di nuovo la sua partecipazione come casa produttrice».

Sull’ isola, come ormai ogni anno, è arrivato intanto, anche per premiare oggi Jonathan Pryce, anche Terry Gilliam, un pezzo della leggenda Monty Phyton, autore di film di culto come «Brazil», «Le avventure del barone di Munchausen» e «La leggenda del re pescatore», oltre che del recente, travagliato, progretto su Don Chisciotte: «Per me partecipare a Capri, Hollywood rappresenta una magnifica occasione per incontrare tanta gente interessante. Colleghi, attori, produttori, ho sempre trovato l’ atmosfera del festival stimolante. Ma mi precipito sull’ isola anche perché ho l’ esigenza di fuggire da Londra, almeno per un po’. La città dove vivo è diventata terribilmente noiosa. Per colpa dei politici. Girano in tondo come l’ acqua nel water quando tiri lo sciacquone. Trovo semplicemente orribile la prospettiva di sganciarsi dall’ Europa. Oltre che ridicola, è pericolosa per la Gran Bretagna che rischia di rimanere isolata», spiega.