“Sulle tracce di Norman Douglas”: ripercorsa la vita e l’opera del celebre scrittore inglese con una passeggiata attraverso i luoghi capresi da lui più amati

0
888

di Massimo Cerrotta

“L’isola sembrava galleggiare sulle onde come un candido uccello marino, un uccello marino o una nuvola.” 

Con questa frase, tratta da “South Wind” ed impressa su una mattonella commemorativa posta sulla facciata del Bar Funicolare, è iniziata la passeggiata “Sulle tracce di Norman Douglas”, tenuta dal Prof. Renato Esposito, patrocinata dal Comune di Capri ed inserita nella rassegna “Buon compleanno Norman”. Questa manifestazione, curata da Vincenzo Starita in collaborazione con l’ArcheoClub di Massa Lubrense e giunta ormai alla sua VIII edizione, si pone l’obiettivo di raccontare e valorizzare le bellezze della “Terra delle Sirene”, di cui lo stesso Douglas onorò lo spirito in molte delle proprie opere. Il 2018 marca peraltro il centocinquantesimo genetliaco dell’autore, che infatti nacque a Thüringen, cittadina austriaca nello stato federale del Voralberg, nella notte tra l’8 e il 9 dicembre 1868. 

Alla presenza di un folto gruppo di appassionati, alcuni dei quali arrivati appunto dalla penisola sorrentina, il Prof. Esposito ha ripercorso i luoghi preferiti dallo scrittore britannico, amichevolmente chiamato “Uncle Norman” dai tanti isolani che ebbero modo di conoscerlo durante i suoi tanti soggiorni capresi, avvenuti tra il 1888 e il 1952, anno della sua morte tra le mura di Villa Tuoro, all’epoca proprietà del suo caro amico Kenneth Macpherson, anch’egli scrittore. La passeggiata si è poi estesa fino a Parco Astarita, recentemente recuperato in tutto il suo splendore, e Villa Jovis, storica dimora dell’Imperatore Tiberio, sulla cui leggendaria figura Douglas ebbe cura di scrivere una monografia che potesse finalmente dissipare le nebbie di infamia che per millenni avevano accompagnato il suo nome. 

Scrittore e ricercatore di talento, dotato di vorace curiosità, di un indomabile spirito critico e di un carattere irrequieto e provocatorio, Norman Douglas si delineò sempre e comunque come un uomo libero, nemico giurato di quella rigida morale borghese alla quale avrebbe in realtà dovuto ubbidire per provenienza e status sociale. Ironicamente consapevole dei propri numerosi difetti, non da ultimo la sua problematica attrazione socratica per gli adolescenti, Douglas riusciva comunque sempre a suscitare stima e simpatia in chi aveva imparato a conoscerlo e sopportarlo, sopratutto grazie al suo impareggiabile carisma, sempre supportato da un’erudizione a dir poco enciclopedica. Ed infatti, Edwin Cerio, uno dei suoi più cari amici, che pur criticava il suo stile di vita alle volte scandaloso, scrisse di lui, nel libro “L’ora di Capri”, quanto segue: “Avendo sempre vissuto come lui voleva, insegna come si deve vivere.”

Alla sua morte, il vecchio “Uncle Norman” fu sepolto nel Cimitero Acattolico di Capri, dopo un funerale che vide la partecipazione di tutta la sua amata isola, ultima meta delle sue  lunghe peregrinazioni in giro per il mondo. Sulla lapide, un epitaffio oraziano, voluto dall’amico Macpherson e che sintetizza perfettamente l’illuminato epicureismo al quale Douglas consacrò la propria esistenza e la propria opera: “Omnes eodem cogimur”; “Siamo tutti sospinti verso lo stesso luogo.”