Il caso Sippic: sull’isola azzurra l’energia “nera” nel mirino dei PM.

Anna Maria Boniello. Capri – Sono trascorsi ben cinque anni da quel Settembre del 2007 quando il Consiglio Comunale approvò la proposta del Sindaco Ciro Lembo di provvedere all’allacciamento della rete elettrica di Capri a quella nazionale. La Sippic, la centrale che da oltre un secolo produce ed eroga energia elettrica sull’isola azzurra, secondo il primo cittadino non poteva più soddisfare le esigenze del territorio, e Capri doveva andare alla ricerca di fonti alternative. Il secondo passo venne fatto dalla Regione, con Andrea Cozzolino, a quel tempo assessore, che avviò le pratiche necessarie affidando a Terna il compito di muovere i passi necessari per realizzare un elettrodotto sottomarino. Una condotta che partendo dalla penisola erogasse l’energia elettrica da distribuire sul territorio isolano. Ma per accelerare la decisione del comune arrivò la protesta dei comitato dei cittadini della zona, che dopo il blackout dell’Agosto del 2009, diedero vita ad un movimento spontaneo allargando i confini della protesta fino ad Anacapri. La situazione andò man mano precipitando quando al black out di Agosto ne seguì un altro il 10 Ottobre. Questa volta la protesta sfociò in piazza, con i cittadini che lamentavano problemi di inquinamento per i fumi della centrale, oltre l’insufficienza di energia, con la manifestazione che arrivò sino ai margini del meeting di Confindustria al quale partecipava l’allora Ministro degli Interni Roberto Maroni. Si arrivò quasi ad uno scontro coi poliziotti, ma l’eco della protesta arrivò sino in Parlamento e negli ambienti giudiziari della Procura napoletana, tanto il Ministero dispose il commissionamento ed il pool ecologico coordinato dal Procuratore Aggiunto Aldo De Chiara sequestrò la centrale, consentendone l’uso, ma imponendo una serie di prescrizioni per l’adeguamento degli impianti. La nomina del Commissario venne impugnata dai vertici della Sippic, ma il Tar in una delle ultime sentenze la giudicò idonea e pertanto il commissario Nando Pasquali potrebbe riassumere il suo ruolo sino al termine dei lavori di realizzazione della condotta elettrica sottomarina, mentre persiste ancora il sequestro della Procura, e vanno avanti i lavori di adeguamento sotto la supervisione del tecnico nominato dalla Procura, l’Ing. Boeri.