Non si ferma la lotta a mattone selvaggio, controlli e denunce tra Capri e la costiera

Anna Maria Boniello – Ciriaco M. Viggiano.

A Capri sei richieste di rinvio a giudizio, a Meta un intero cantiere sequestrato. A Sorrento tre denunce che si sommano alle 13 registrate nel solo mese di agosto, a Piano addirittura 35 procedimenti aperti tra maggio e settembre dal Comune nei confronti di proprietari, committenti, tecnici e titolari di imprese di costruzioni. I numeri dell’ attività di magistratura e forze dell’ ordine confermano quanto il fenomeno dell’ abusivismo edilizio sia duro a morire a sud di Napoli, a cominciare da isole del golfo e penisola sorrentina: aree dal grande valore storico e paesaggistico, ma troppo spesso violentate dal cemento selvaggio.
IL PROCESSO Emblematico il caso di Capri.
Qui la maxi inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dai carabinieri della compagnia di Sorrento con i colleghi di Capri ha alzato il velo su una realtà fatta di (presunti) abusi edilizi e pratiche di condono sospette. Proprio su una di queste verte l’ indagine culminata nella richiesta di rinvio a giudizio a carico del dirigente dell’ ufficio tecnico comunale Massimo Stroscio, del geometra firmatario del falso condono, del proprietario dell’ immobile e di alcuni componenti della commissione edilizia che approvò la pratica. Per loro l’ udienza preliminare scatterà il 21 gennaio: un caso giudiziario che già fa tremare Capri, isola in cui gran parte della ricchezza gravita proprio intorno ai beni immobiliari più che all’ economia turistica. «C’ è ancora chi si azzarda a costruire senza autorizzazione, persino in zone vincolate sottolinea Claudio d’ Esposito, presidente del Wwf Terre del Tirreno La lotta all’ abusivismo è difficile perché gli investimenti nel mattone selvaggio sono enormi, perciò molti continuano a sfidare la legge».
Situazione critica anche in penisola sorrentina, dove ieri i carabinieri hanno sequestrato un cantiere ad Alberi, borgo collinare tra Meta e Vico Equense. Il motivo? I proprietari avevano deciso di trasformare un fabbricato rurale in una casa a tre livelli. Il tutto senza permesso e in area vincolata. Risultato: i titolari dell’ edificio sono stati segnalati alla magistratura e così anche il progettista e direttore dei lavori.
L’ ESCALATION Ma la piaga dell’ abusivismo non tormenta soltanto le zone collinari, quelle in cui arditi proprietari tentano spesso di tirare su immobili abusivi nel giro di una notte, sfruttando la lontananza da occhi indiscreti. Prova ne è l’ escalation di irregolarità riscontrate dalle forze dell’ ordine nel centro di Sorrento, dove cresce il numero delle abitazioni trasformate illegalmente in strutture ricettive. A settembre i vigili urbani hanno denunciato cinque persone ritenute responsabili di abusi edilizi commessi nelle centralissime via De Maio, via Fuorimura e via San Renato.
Prima ancora era stata scoperta un’ abitazione illegalmente trasformata in albergo in via Nastro Verde, mentre in via Santa Maria della Pietà erano finite nel mirino la fusione di due proprietà alberghiere e la trasformazione di una casa in hotel. A Piano sono stati avviati 35 procedimenti per abusi edilizi, equamente distribuiti tra colline e centro, che in 15 casi si sono conclusi con un’ ordinanza di demolizione. «I Comuni si limitano a elencare i sopralluoghi effettuati, ma tardano nell’ ingiungere il ripristino dello stato dei luoghi, nell’ applicare le sanzioni e nell’ acquisire al proprio patrimonio gli immobili non abbattuti – osserva Enrico Aprea, responsabile locale dell’ Associazione dei cittadini contro le mafie – Non si può lottare contro l’ abusivismo lasciando migliaia di ordinanze di demolizione nei cassetti».