L’intervista «Riconosco la mia isola più forte delle mode»

Rocco Barocco è il vacanziere vip più fedele all’ isola azzurra, da tutti amato come un caprese d’ adozione. Barocco non considera Capri – ma più in generale le isole del golfo – solo come un località di vacanza o di svago, ma come un luogo d’ origine. Dagli anni della scuola nautica a Procida a quelli ischitani, quando compì il grande balzo verso il mondo del fashion e dell’ alta moda, Barocco ha vissuto qui una gran parte della sua esistenza. E Capri è la sua isola del buen ritiro, dove si ritrova con gli amici più cari. «Sono assolutamente d’ accordo con la decisione del Comune di lanciare la guerra alle slot machine, è una scelta che vede ancora una volta l’ isola azzurra distinguersi dalle altre località turistiche alla moda», sottolinea dal suo osservatorio privilegiato, la storica villa di Occhio Marino a picco sui Faraglioni.

Maestro, perché tanto entusiasmo da parte sua sulla limitazione delle slot machine a Capri?
«Perché sono strumenti micidiali, distruggono le famiglie e anche i sogni dei giovani. Portano le persone a isolarsi dalla comunità e ad allontanarsi da altri svaghi più sani e meno dannosi».

Quindi pollice verso nei confronti di quel gioco che da molti viene ritenuto un passatempo per sfuggire alla noia?
«No! Non è un passatempo.
Capisco che a Capri l’ inverno può essere lungo, e forse vuoto.
Ma basta guardarsi intorno per trovare cose da fare. Le slot machine sono pericolose al pari della droga, quella polvere micidiale di cui una volta presa l’ abitudine non puoi più fare a meno. Proprio così accade a chi si avvicina alle macchinette mangiasoldi: chi inizia poi non riesce più a fermarsi, chi perde cerca di rifarsi. Si crea un circolo vizioso da cui non si può più uscire. Perché chi gioca vuole guadagnare e l’ esperienza mi insegna che nessuno è diventato ricco giocando: anzi conosco le storie di tanti che si sono impoveriti o indebitati».

Ce ne racconta qualcuna?
«Conosco casi di persone anziane che aspettano il giorno della pensione per potersi avvicinare alle slot machine e giocarsi tutto. Così come di ragazzi che rinunciano ad ogni divertimento consono alla loro età, per buttare i loro soldi in quelle tremende macchinette con lo scopo di guadagnare qualche spicciolo. Questo vizio sta diventando un cancro per la nostra società».

Cosa consiglierebbe allora a quelle persone che anche a Capri passano ore nel chiuso di un locale davanti a una slot machine?
«Uno che ama la vita come me, può solo dire che i soldi meglio spenderli in un bel viaggio oppure darli in beneficenza ed aiutare quelli che hanno bisogno. Ecco, anche a Capri ci si può dedicare al prossimo.
Questi gesti ci fanno sentire bene e in pace con noi stessi».

Ma lei è contro ogni tipo di gioco?
«No, ma penso che chi ama il gioco e vuole giocare si può tranquillamente recare nei tanti casinò che esistono sia in Italia che all’ estero, se gioca per diletto e se è una persona che può permetterselo. Non vedo perché debbano esistere nei bar e nei luoghi pubblici quest e slot machine che non pongono limite di giocata. La legislazione andrebbe totalmente rivista, e ha fatto benissimo il Consiglio comunale di Capri a farsi promotore di questa crociata.
Ancora una volta quest’ isola ha saputo distinguersi, impegnandosi in una vera battaglia di civiltà».

Lei che è un grande professionista della moda, pensa che un giorno la passione per il gioco d’ azzardo passerà di moda?
«Le mode vanno e vengono, qui però stiamo parlando della vita.
La questione è maledettamente seria, ma forse un po’ di ironia può aiutare».
In che senso? «Vorrei dire a chi non può staccarsi dalla slot machine di montarsene una in casa propria, dove senza nuocere a nessuno può concedersi un divertimento sfrenato. Un tempo si faceva così con il juke box: i più fortunati ne avevano uno in casa per ballare e divertirsi a loro piacimento, senza rompere i timpani a nessuno».
a.m.b.