Sull’ isola della «rivoluzione» rivive il monumento a Lenin

Mariano Della Corte – Nei giorni in cui viene proiettato a Venezia l’ ultimo film di Martone «Capri Revolution» in cui si parla di un’ isola di inizio 900 come di un’ enclave magnetica che ha attirato al pari di una calamita intellettuali, artisti, esuli e scapigliati provenienti dal Nord Europa, il sindaco di Capri Gianni De Martino riapre il Piazzale Lenin e l’ area antistante i Giardini di Augusto, oggetto di una operazione di restyling. Proprio qui si conserva la testimonianza più significativa della presenza di Lenin a Capri, corroborata da una sequenza fotografica, scatti destinati a entrare nella storia, che lo ritraggono mentre gioca a scacchi sulla terrazza di Villa Blaesus (oggi hotel Villa Krupp).
Nel film di Martone si narra di un’ isola unica al mondo,che all’ inizio del Novecento diventa la culla delle elite borghesi di tutta Europa, in particolare di una colonia di tedeschi e di esuli russi che coltivavano a Capri ideali di libertà, e di utopia preparandosi alla rivoluzione. Non a caso nell’ agosto 1909 prende il via la cosiddetta «Scuola di Capri», sintesi della vera sigla: «Scuola della tecnica rivoluzionaria per la preparazione scientifica dei propagandisti del socialismo russo». Lenin e Gorkij, al di là della retorica rivoluzionaria e degli appelli alle masse, sapevano bene che la rivoluzione sarebbe stata fatta da un’ élite intellettuale di provenienza borghese, se non addirittura aristocratica. Così, tra il 1908 e il 1910 Lenin trascorse due periodi a Capri, per ricucire lo strappo con il gruppo di intellettuali che dall’ isola avevano creato la scuola di rivoluzione bolscevica in contrasto con le direttive del partito. L’ isola già a quel tempo era riconosciuta come «la perla del Mediterraneo», un paradiso avulso dalle sofferenze del mondo, un luogo che dall’ epoca dei grandi imperatori romani era meta di nobili e teste coronate in fuga dagli affanni del potere. La celebre partita a scacchi che ritrae Lenin e Bogdanov, con Gorkij testimone, fu giocata nei primi giorni del soggiorno sull’ isola. L’ opera dello scultore Giacomo Manzù fu collocata in quell’ area nel 1969, per iniziativa di un gruppo di iscritti alla sezione Lenin del Pci di Capri, di intellettuali e deputati del Pci italiano in collaborazione con l’ ambasciata Russa in Italia, a ricordo della permanenza del rivoluzionario russo sull’ isola. In Italia esistono solo due monumenti dedicati a Lenin: l’ altro è a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia.
La stele di Manzù è composta da tre blocchi di marmo di circa 5 metri che poggiano su una base in granito rossa, su uno dei quali è raffigurata l’ effige di Lenin con la scritta «A Lenin Capri» e proprio per il passato che rappresenta ha subito più volte vandalizzazioni con svastiche e simboli fascisti. Nonostante ciò il simbolo della presenza russa sull’ isola è da sempre meta di centinaia di turisti, rivoluzionari e libertari di ogni paese. Nel periodo comunista e fino al crollo del Muro, ogni anno, in occasione del Primo maggio, sbarcava sull’ isola per la commemorazione, una delegazione sovietica, che depositava sempre un fascio di garofani rossi. La scultura caprese, è stata oggetto di un restauro insieme ad una operazione di restyling dell’ area, voluti dall’ amministrazione di Capri, con dei lavori diretti dai geometri Antonio Di Martino e Salvatore Salvia e dall’ architetto Crescenzo Mariniello.