Caos barche, dai sindaci sì alle «aree protette»

Anna Maria Boniello – Massimo Zivelli. Occorre estendere i divieti, ma i provvedimenti devono passare attraverso il tavolo operativo dell’ Area marina protetta. Lo dice, a Ischia, il sindaco Enzo Ferrandino, lo ribadiscono a Capri – dove un’ area protetta ancora non c’ è – gli esponenti di Legambiente, ma anche gli amministratori comunali, perché solo in un contesto di regole speciali sarà possibile imporre limitazioni al diportismo selvaggio, quella presenza indiscriminata e molesta delle imbarcazioni da diporto che specialmente nel weekend tendono a sostare a poche decine di metri dalle spiagge isolane affollate di bagnanti. Nel caso di Ischia occorre però, dice Ferrandino, che si stabiliscano regole unitarie e valide per tutti e sei i comuni. «Il tavolo di concertazione c’ è già – spiega il sindaco – ed è quello del Regno di Nettuno.
L’ Area marina protetta da poche settimane è stata restituita al consorzio formato da Ischia e Procida, a giorni verrà aperta anche la nuova sede legale ed amministrativa, sulla riva destra del porto di Ischia».
L’ Area marina protetta delle due isole, dopo una prima gestione caotica e fallimentare messa in campo dalle sette amministrazioni locali, è rimasta affidata per due anni alla Capitaneria di Porto in regime commissariale. La svolta si è avuta di recente, con la riconsegna della gestione al consorzio dei Comuni che stanno adesso lavorando a dare la nuova organizzazione all’ ente istituito con decreto del Ministero per l’ Ambiente. «Attualmente – sottolinea Ferrandino – sono i sindaci dei sette comuni a sedere al tavolo di direzione. Gradatamente la programmazione, che continuerà a far capo ai Comuni, verrà affidata ai rappresentanti degli enti locali che verranno nominati nel consiglio direttivo. Nel frattempo però, è giusto dare una risposta ed affrontare da subito il problema che si sta ponendo non solo con le imbarcazioni da diporto, ma più in generale con il rispetto delle regole in mare» In particolare sul numero chiuso annunciato dal collega sindaco di Forio Francesco Del Deo, Ferrandino si mostra possibilista ad estenderlo anche al resto dell’ isola, anche se non esclude a priori soluzioni diverse ma in ogni caso fortemente limitative. «Ripeto – conclude Ferrandino – il problema esiste realmente e non va sottaciuto. L’ estate è già iniziata, e il tempo a nostra disposizione è poco, ma tenteremo di avviare le stesso un percorso unitario». «Il tempo a disposizione è davvero poco e non vorremmo ridurci ad adottare provvedimenti ad estate finita, per questo motivo nel frattempo a Forio cercheremo di attrezzarci per attuare il numero chiuso e le boe di ormeggio limitate agli aventi diritto» ripete dall’ altra costa dell’ isola Del Deo.
I TAXIBOAT E sempre da Forio Michele Regine, presidente uscente del consiglio comunale, ripropone un suo vecchio progetto. «Così come viene fatto da Sant’ Angelo ai Maronti – spiega – anche da noi a Forio, dove ci sono tratti di costa fra i più lunghi dell’ isola, occorre istituire il servizio dei taxi boat. Sono convinto che per creare nuova occupazione, ridurre il traffico veicolare sulle nostre strade, impedire l’ intasamento infernale dei parcheggi in prossimità di lidi ed arenili ed anche per scongiurare la presenza indiscriminata e dannosa dei natanti a ridosso della costa, istituire una serie di collegamenti giornalieri via mare dalla baia di San Montano a quella di Sorgeto, passando per le spiagge di San Francesco, Chiaia, Cava dell’ isola e Citara, possa essere veramente la ricetta giusta». L’ idea è quella che il Comune possa favorire la nascita di una cooperativa di battellieri, oppure affidarsi ad una di quelle già operative in altri angoli dell’ isola, che ad un costo medio di due euro a tratta possa trasportare via mare i bagnanti da una spiaggia all’ altra.
GLI INCONTRI Dibattito aperto anche a Capri.
«L’ area marina protetta è necessaria e sarà realizzata in tempi brevi e non c’ è stato nessun silenzio da parte delle istituzioni, piuttosto un disguido burocratico negli anni passati, quando l’ isola non volle essere accorpata all’ Area di Punta Campanella», spiega l’ assessore al turismo di Anacapri Massimo Coppola: «Il numero di barche che ormeggiano intorno Capri è diventato eccessivo e su questo punto stiamo raccogliendo una documentazione fotografica da inviare al ministero dell’ Ambiente, con il quale le due amministrazioni hanno già intrapreso l’ iter burocratico necessario a creare l’ Amp. L’ ultimo incontro sul tema si è tenuto a Roma il 29 marzo. «Abbiamo già raccolto le adesioni necessarie all’ istituzione dell’ Area Marina Protetta dell’ isola di Capri – continua l’ Assessore Coppola – e la bozza di statuto è stata inviata al vaglio dell’ Università di Napoli ed alle associazioni Marevivo e Legambiente; abbiamo ricevuto le loro osservazioni ed ora l’ intera documentazione sarà inviata all’ Ispra, che dovrà valutare le nostre richieste per passare entro la fine di dicembre alla fase organizzativa». Che il mare di Capri abbia «bisogno di regole» lo dice con fermezza anche Nabil Pulita, presidente isolano di Legambiente: «L’ istituzione dell’ area protetta porterebbe a una fruizione più ordinata e sostenibile della nostra costa, avvantaggiando tutti i livelli economici, inclusi i megayacht che potrebbero sostare disciplinatamente in aree di ormeggio e specchi d’ acqua a loro dedicati, rispettando così l’ ambiente marino e l’ ecosistema».