L’oltraggio al Pantheon che fa infuriare i capresi. Nel cimitero «acattolico» cappella diventa deposito per lavori in corso

Anna Maria Boniello – Il cimitero acattolico, un piccolo spazio che conserva le spoglie dei personaggi illustri che hanno creato il mito di Capri, è entrato suo malgrado nel fuoco delle polemiche per un caso di malcostume riferito al sindaco in un esposto firmato dall’ avvocato Gaetano Simeoli, presidente dell’ Associazione liberi consumatori. Nella diffida, che è stata inviata anche all’ Authority dell’ anticorruzione, Simeoli denuncia l’ utilizzo del tutto improprio della monumentale cappella del cimitero – una grandiosa costruzione in stile neoclassico – come deposito e addirittura spogliatoio degli operai che in questo periodo stanno realizzando lavori di rifacimento dei vialetti dello stesso cimitero. Simeoli parla di materiali edili accatastati, zainetti, bottiglie in plastica, attrezzi e abiti da lavoro poggiati alla rinfusa sulle lastre di marmo, e all’ esterno cassonetti con materiale da risulta abbandonati da giorni. Un’ immagine di degrado che ha indignato i residenti ma anche i turisti che vi si recano in visita, e scatenato poi la reazione del presidente dell’ associazione di consumatori, soprattutto perché quel luogo oltre ad essere un angolo di pace è ritenuto un vero e proprio Pantheon dell’ isola di Capri. Riposano infatti in quelle poche centinaia di metri quadrati di spazio, allestito a questo scopo nel 1878 dall’ inglese George Hayward – che aveva scelto l’ isola come sua definitiva dimora – un nucleo di artisti, intellettuali e scrittori di ogni nazione.
Il cimitero acattolico per gli isolani è da sempre simbolo di libertà e di coesistenza pacifica tra popoli diversi: appena varcato il cancello che introduce nello spazio cimiteriale, peraltro piccolo capolavoro di architettura dei secoli passati, si trova la tomba di un componente della famiglia Romanov, la dinastia degli zar di Russia. E, per loro volontà, in un angolo da cui si vede il mare, c’ è la tomba delle due stravaganti americane Kate e Saidee Walcott-Perry, che arrivarono a Capri nel 1897.
Le eccentriche amiche acquistarono una piccola casa che trasformarono in una straordinaria dimora in stile gotico a cui dettero il nome di «La torricella» per le molteplici cupole in ceramica di color celeste che la caratterizzavano. Divennero poi amiche di un altro personaggio entrato nel mito dell’ isola: il controverso barone Fersen, la cui tomba si trova a pochi metri di distanza dalla loro.
Il cimitero acattolico grazie ad Edwin Cerio nel 1936 venne ampliato in virtù di una donazione di circa 600 metri quadri di terreno di sua proprietà. Qui, oltre ai famosi stranieri come Norman Douglas, autore di «Vento del sud», riposano il pittore statunitense Charles Coleman che trasformò un’ ala dell’ ex convento Santa Teresa nell’ attuale villa Narcisus, uno dei pionieri del socialismo in Danimarca, Paul Geleff, e ancora l’ avvocato americano Thomas Spencer Jerome che dedicò tutta la sua vita caprese alla riabilitazione della figura di Tiberio. Ma anche alcuni italiani hanno voluto che fosse quella terra dedicata agli «irredenti di ogni razza e religione» la loro ultima dimora: tra questi Lucio Amelio, che ancor prima della sua morte volle scegliere il punto dove riposare per sempre e addirittura la posizione della sua tomba, che volle in marmo nero, e in un cerchio la frase «l’ isola del sonno».
Si capisce allora perché ha causato tanta indignazione l’ oltraggio di questo pezzo di terra, che nell’ immaginario collettivo custodisce le memorie culturali e storiche dei personaggi che hanno fatto grande l’ isola. Sul caso stanno indagando i carabinieri, che soprattutto intende stabilire dove viene smaltito il materiale di risulta, inserito nella categoria di rifiuti speciali.