Perchè sì. Peppino Di Capri: “Il Paradiso in terra merita ogni tutela”

Anna Maria Boniello – Capri. Giuseppe Faiella in arte Peppino di Capri, l’ isolano più famoso al mondo, sarà tra quelli che firmeranno la petizione. Però guai a parlare di isola disagiata: «Capri è l’ isola più bella del mondo, un’ isola privilegiata, altro che disagiata».
Comincia così l’ intervista a Peppino il sognatore, l’ autore della colonna sonora della vita di diverse generazioni, che la sua isola la ama al punto da averla scelta come suo nome.

Peppino, perché sarà tra i firmatari? Ritiene che l’ isola dovrebbe avere più attenzione da parte dello Stato?
«Voglio raccogliere l’ invito del sindaco di Capri e firmerò la richiesta del progetto di legge nazionale. Se questo si tradurrà in un miglioramento dei trasporti marittimi e terrestri, in una maggiore attenzione sui problemi dell’ ospedale Capilupi e in un piano di sviluppo delle scuole, allora ben venga. Per gli altri problemi minori quali la mobilità interna, il sovraffollamento e altre questioni dovranno essere i sindaci e lo Stato a farsene carico».

Se la raccolta di firme avrà successo e raggiungerà la quota necessaria, l’ argomento passerà all’ esame del Parlamento. Non le da fastidio l’ idea che Capri possa finire in un elenco di comuni svantaggiati?
«Io sarò contento se questa proposta porterà vantaggi sia a noi residenti sia ai turisti che vengono a Capri da ogni parte del mondo. L’ isola ha un fascino irresistibile e deve restare quel paradiso che tutti ambiscono a visitare e nel quale noi abbiamo la fortuna di vivere. Tanti italiani e stranieri si sottopongono a lunghissimi viaggi pur di arrivare a Capri per visitare le sue bellezze ed apprezzarne le atmosfere, arrivano da lontanissimo ed è per questo che noi abbiamo il dovere di eliminare tutti i disagi anche minimi in cui possono incappare».

Quindi Capri è tra le isole disagiate?
«Mi farebbe piacere che questo termine venisse sostituito, perché Capri resta sempre l’ isola che fa incantare tutti con una parola, così come recita l’ ultimo verso di Luna Caprese, la canzone scritta da Augusto Cesario nel 1953 e che io canto ogni sera ormai da sessant’ anni, al termine di ogni mio concerto».

Capri è sempre citata nelle sue canzoni e nei suoi versi, quest’ anno lei festeggia sessant’ anni di carriera e il suo 500esimo disco, cosa prova quando l’ isola finisce al centro di polemiche?
«L’ isola per me si scrolla di dosso ogni polemica, è e resta un’ isola privilegiata non disagiata: questo termine non le si addice, anzi danneggia l’ immagine che ha nel mondo grazie alle bellezze che la natura le ha regalato. I problemi ci sono e persistono, come persistono nelle altre isole che hanno aderito al progetto e lanciato la raccolta di firme: questi piccoli paradisi devono essere tutelati e lo Stato deve dare loro il riconoscimento che meritano. Mi sembra persino superfluo sottolineare che meritano il massimo rispetto e la massima attenzione, e lo Stato ha l’ obbligo di tutelarle ma anche di attivare quelle leggi necessarie al loro sviluppo economico: uno sviluppo che è utile a tutti, anche al di fuori dei loro confini».

Cosa serve allora?
«Abbandonare il termine di isole disagiate e sviluppare invece il concetto dell’ insularità, un termine che è più congeniale e spiega meglio che cosa è e di cosa ha bisogno un piccolo paradiso in terra circondato dal mare. In ogni caso appena sarò a Capri mi recherò in Comune per firmare la petizione».