Capri, anche i ricchi piangono: «La nostra vita disagiata». Boom di firme per ottenere che le piccole isole ottengano lo status di territori svantaggiati

Anna Maria Boniello – Capri. «Devo subito evidenziare che l’ iniziativa non parte dal Comune di Capri ma rientra in una attività avviata dall’ Associazione nazionale dei Comuni delle isole minori (Ancim), di cui Capri è socia. Ci interessa ottenere il riconoscimento della condizione di svantaggio derivante dall’ insularità dei nostri territori. Non è una richiesta di natura economica legata alla peculiarità turistica delle isole, ma abbiamo l’ esigenza di garantire tutti i servizi essenziali in condizioni di pari opportunità con i territori della terraferma». Così Gianni De Martino, primo cittadino di Capri, spiega il senso e l’ obiettivo della raccolta di firme avviata nei giorni scorsi anche sull’ isola azzurra. Una petizione promossa appunto dall’ Ancim in tutte le isole minori aderenti all’ associazione, per ottenere la modifica dell’ art.119 della Costituzione in modo che contenga anche un comma che recita «lo Stato riconosce il grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’ insularità e dispone le misure necessarie a garantire un effettiva parità ed un reale godimento dei diritti individuali ed inalienabili».
Ma quali sono, nel concreto, gli svantaggi lamentati da un’ isola come Capri? Più che ai capresi, la condizione di difficoltà appartiene ai non residenti che vengono a Capri per svolgere attività di servizio pubblico. «Le difficoltà che incontrano i lavoratori non residenti nei settori della sanità, dell’ istruzione, dei pubblici servizi – dice De Martino – rappresentano sicuramente uno svantaggio rispetto a chi ha possibilità di mobilità più sostenibile sia per costi che per opportunità. Sarà sempre più difficile garantire i servizi essenziali se a chi opera in questi settori non sarà riconosciuto, anche solo in termini di premialità, lo svantaggio derivante dalla particolarità geografica dei nostri territori.
È su questo che si chiede di intervenire».
E non solo. Il costo delle materie prime, dei prodotti alimentari, del trasporto dei rifiuti, del disagio sulla mobilità legata ai collegamenti marittimi sono tutti fattori che condizionano la vita di un cittadino isolano. Anche se questo cittadino vive a Capri, l’ isola dei sogni, dei vip e delle vacanze dorate? «Esatto. E quello che oggi si chiede allo Stato proviene da anni e anni di impegno dell’ Associazione ad ottenere il giusto riconoscimento di uno svantaggio che non può essere più trascurato. Non è Capri a sostenere questo, ma un’ intera collettività di cittadini isolani che quotidianamente si trovano ad affrontare gli stessi problemi di quelli di terraferma, ma con difficoltà sicuramente diverse e superiori». conclude il sindaco.
È così che anche sui muri di Capri sono apparsi manifesti con parole d’ ordine quali «Le isole sono Italia» e «Insularità in Costituzione», con i quali si invita la popolazione a recarsi negli uffici comunali per firmare l’ adesione all’ iniziativa che vede coinvolte tra le altre anche Ischia, Procida, Ponza, le Tremiti, l’ Elba, Pianosa, Giglio, Pantelleria, Sant’ Antioco, Pelagie, Tavolara, Asinara, Le Egadi, Capraia, San Pietro, La Maddalena, le Eolie. Il comitato sardo ha già raccolto 92mila firme per il referendum mentre quello siciliano sta chiedendo una consultazione popolare per far inserire la tematica nello statuto isolano.
Capri guida la classifica dei comuni della Campania piazzandosi al primo posto con un reddito medio pro capite di 24.659 euro, secondo i dati elaborati e diffusi dal ministero dell’ Economia. Nelle casse del Comune si trova un tesoretto di circa 13 milioni di euro a cui vanno aggiunti gli introiti provenienti dalla tassa di sbarco (circa 2 milioni all’ anno), dagli utili del porto turistico (1milione e 400mila) e gli incassi dei biglietti di ingresso della Grotta Azzurra e dei giardini di Augusto. Ma questi importi, dice ancora il sindaco, non sono collegati alla richiesta di insularità in Costituzione. «Oggi non esistono pari opportunità e pari diritti di cittadinanza per gli abitanti delle isole minori. Problemi come quelli della sanità, del turismo, dei collegamenti marittimi, delle scuole, degli uffici pubblici potranno essere risolti solo se lo Stato prenderà coscienza delle realtà isolane che non sono solo un luogo di svago e di vacanza». S questi temi giace al Senato da alcuni anni un disegno di legge che venne presentato dall’ allora assessore al Turismo Salvatore Ciuccio nell’ ambito di lavori dell’ Ancim in cui venivano già chiesti interventi straordinari legati al settore dei trasporti marittimi e terrestri, il potenziamento dei servizi sanitari ospedalieri e sociali, autonomia delle Istituzioni scolastiche, presidi permanenti per la Protezione Civile in caso di frane e calamità. «Potrebbe essere ripreso – osserva Ciuccio – accorciando i tempi, in attesa della modifica costituzionale».